
GIOVANNI SALMASO scrive un libro di piccole storie di animali, che popolavano le campagne di una volta, intitolato «L'Arca di Noè ci salverà!».
Il nostro ADRIANO SMONKER ne ha scritto la prefazione che pubblichiamo a seguire. Chi ne volesse copia lo trova presso la libreria di Roncaglia in via Scapin 44 (vicino gelateria Pepita sotto i portici) o presso l'abitazione del nostro autore di «Pillole».
Prefazione
Da ragazzi ci si divertiva un mondo all’oratorio a correre tutti assieme dietro a un pallone in un turbinio chiassoso di grida, di pedate, di spintoni, senza regole fisse di ruoli o di posizioni. Si correva felici e basta.
Eravamo, non so se avete mai visto, come un nugolo di passeri quando si cala all’improvviso in un campo fresco di semina e ognuno fa a gara per prendere il chicco più bello, in una battaglia incruenta e festosa. Poi, così come si erano calati, all’improvviso si dileguavano in mille direzioni nel vento, cinguettando.
Anche noi, quando la palla volava via lontano oltre la rete di recinzione, restavamo per un attimo con il naso all’insù a guardarla sparire, poi ci si disperdeva per il campetto in tutte le direzioni, qualcuno brontolando ad alta voce:”San Giovanni non vuole inganni!”, sentendosi defraudato di un possibile goal, forse mancato per uno sgambetto di troppo.
Ed è a questo gioco monello che si deve questo nuovo libro di Giovanni a ricordo di quegli anni lontani, gustosa raccolta di aneddoti riferiti ad un passato idilliaco vissuto a stretto contatto con la natura, fatto di spensieratezza e di libertà, dove gli uccelli nidificavano lungo le rive dei fossi dall’acqua pulita e trovavano rifugio sui pagliai e sulle case di campagna.
Noi ragazzi facevamo la guardia ai loro nidi, li spiavamo a ogni ora del giorno e in gran segreto ci arrampicavamo furtivamente per contarne le uova. Ma, quando nascevano i piccoli, allora sapevamo bene che non dovevamo toccarli, pena l’abbandono da parte dei genitori che non li avrebbero più riconosciuti.
Vita beata di campagna, la nostra, pur tra gli immancabili stenti, regolata dal sole e dalle stagioni, liberi di correre a piedi nudi sull’aia anche quando non si era ancora usciti del tutto dall’inverno.
L’aveva ben intuito, già duemila anni fa, il poeta Virgilio che, nel secondo libro delle sue Georgiche, decantava così la vita agreste lontana dalle beghe di palazzo e dal fragore delle armi:”O fortunatos nimium, sua si bona norint, agricolas!”.
“Fortunati i contadini se apprezzano i beni che possiedono!”.
Ed è con questo spirito che l’autore,attraverso i simpatici quadretti “naïfs“di tanti animali, da vera “Arca di Noè”, ci insegna ad apprezzare e ad interpretare la natura in chiave direi francescana, quella vigile e attenta del “Laudato si’ ” di Papa Bergoglio, per custodire e tramandare ciò che di bello e di genuino ancora resta in questo nostro mondo in pericolo che altrimenti rischia di ritrovarsi senz’anima e di naufragare per sempre.
Adriano Smonker

Una risposta.
Letto !
Sono tanti piccoli racconti che fanno venire in mente la vita serena, a contatto con la natura e piccoli animali, che si ha da giovani.
Bellissimo.