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Gabriele Trivellato

Gabriele Trivellato nasce a Solesino il 9 luglio del 1941. Intelligente e vivace fin da piccolo frequenta il Collegio Barbarigo di Padova dove consegue il Diploma di Liceo Classico . Finito il Liceo si iscrive a Medicina a Padova e qui si laurea brillantemente in medicina e chirurgia e poi frequentando gli ospedali cittadini e le cliniche universitarie si specializza anche in ginecologia e pediatria. Si sposa con Laura Tabarin e avrà due figli Michele e Silvia. Prende il posto di un giovane medico di Rio a Ponte San Nicolò che si trasferisce a Vicenza ed apre il suo primo ambulatorio come si diceva allora come medico della mutua proprio a Rio. Ottiene subito un ottimo successo perchè è molto bravo, preparato, autorevole con i pazienti ed è il primo medico ad operare stabilmente in un paese che stava crescendo all’interno di un comune in crescita. All’arrivo della riforma sanitaria del 1978 scompaiono le mutue ed arriva il Sistema Sanitario Nazionale e così il Dr. Trivellato diventa il medico di base praticamente di tutto il paese. Molto amato e stimato da tutti per il suo senso pratico, per l’autorevolezza e per la generosità della sua opera.

Gli piace il fumo, la caccia e come cacciatore frequenta altri cacciatori che si recavano a fare battute di caccia anche all’estero. Nel tempo libero allevava i suoi cani per la caccia ed un po’ alla volta conobbe le varie famiglie ed i loro problemi e così Rio divenne il suo paese adottivo.

Nel 1979 con l’aiuto del Parroco di Rio costituì uno dei primi comitati in Italia per accogliere i profughi vietnamiti che erano stati portati qui con le navi della Marina Militare Italiana a seguito della grave crisi umanitaria che era seguita alla caduta di Saigon. E ciò a seguito del ritiro americano dalla guerra del Vietnam. Con il comitato riadattò una vecchia scuola elementare in pieno centro del paese vicino al suo ambulatorio e così si ospitarono per anni i profughi vietnamiti aiutandoli in tutte le loro necessità. Superate le prime inevitabili difficoltà questi profughi, ben accolti dalla popolazione, che sapeva cosa avessero patito si inserirono molto bene nel tessuto sociale del nostro paese altri poi emigrarono da parenti in Francia dati i rapporti storici della Francia con l’Indocina. Come cacciatore fece diversi viaggi avventurosi in Africa e se ne innamorò perdutamente. In particolare si innamorò dello Zimbabwe l’ultimo paese ad ottenere l’indipendenza e che aveva visitato come cacciatore. Fu colpito dalla grande miseria nella quale viveva la popolazione in particolare i bambini. Lo colpirono le malattie, la mancanza di igiene, la mancanza e pericolosità dell’acqua usata per bere, la malnutrizione diffusa che provocava tutta una serie di tare anche ereditarie. E secondo lui molto si poteva fare aiutando la popolazione locale anche con pochi mezzi ed ottenendo enormi progressi. Da medico aveva intuito che alcune malattie come la malaria, la pellagra ecc. erano causate dalla cattiva nutrizione dei bambini. L’abitudine a mangiare solo sfarinati comportava per i bambini delle carenze vitaminiche che alla distanza ne minavano la salute anche mentale. Scopre, con l’esperienza, che basterebbe integrare la dieta del bambino e della mamma con la vitamina PP o niacina e si previene la pellagra in modo durevole. Allora brevetta un sistema per produrre a bassissimo costo la vitamina PP e la distribuisce gratuitamente ai villaggi ove riesce ad arrivare e gli effetti sulla popolazione infantile si vedono subito.

Tornato in Italia si ripromise di fare qualcosa per lo Zimbabwe e così fece. Raccolse fondi e conoscenze per far scavare dei pozzi artesiani per cercare l’acqua nei vari villaggi e fu molto bravo a profondità abbastanza modesta trovò l’acqua buona per la popolazione e per il bestiame. I suoi viaggi ed i suoi soggiorni in Africa divennero allora più frequenti. Fondò allora con il Parroco ed alcuni benefattori e piccoli imprenditori di Ponte San Nicolò e Selvazzano e di altre zone del padovano l’Associazione Help Zimbabwe ed incominciò a raccoglier fondi.

Attorno al 2000 nello Zimbabwe vi fu una guerra civile mascherata da riforma agraria con la cacciata degli agricoltori bianchi che possedevano buona parte delle terre fertili e la confisca dei loro beni per assegnarli agli amici del presidente Mugabe, ai veterani dell’esercito, ai capi delle fazioni con esisti economici disastrosi e peggioramento delle condizioni di vita della popolazione. In questo periodo il Dr. Trivellato si salva miracolosamente da un agguato aiutato dai villaggi ove aveva operato e fuggendo in tempo utile e riparando in Italia. I pozzi, i villaggi, gli ambulatori che aveva faticosamente costruito vennero distrutti.

Tornato in Italia non gli passa certo il mal d’Africa e anche se è sempre più difficile mantiene i suoi contatti con le popolazioni dei vari villaggi.

A seguito di un infarto cardiaco però il Dr. Trivellato dovette ridurre la sua attività e sottoporsi a due rischiosi interventi chirurgici ma la sua Africa era sempre lì ad attenderlo. Si riprese dalla malattia molto bene si mise allora in pensione anticipata ed allora si occupò a tempo pieno di Africa e dello Zimbabwe in particolare.

Passata la guerra civile ritornò in Africa, riprese la ricerca dell’acqua e chiamando artigiani e tecnici italiani fece scavare pozzi, condotte, purificatori dell’acqua e dispensari medici e farmaceutici per aiutare la popolazione in particolare i bambini e tutti coloro che avevano sofferto. La situazione economica e sanitaria del paese era però, se fosse possibile, peggiorata.

Viaggiava in lungo ed in largo per il nostro paese con una vecchia Land Rover per sostenere la sua incessante attività di raccolta fondi, volontari , attrezzature, medicine ecc. da spedire in Africa. Anche il Comune di Ponte San Nicolò lo aiutò a volte con qualche piccola erogazione di denaro e così fecero le Parrocchie del Comune.

Affrontò la malattia e poi il ritorno in Africa con grande coraggio e determinazione.

Qualche parroco gli concesse anche di parlare della “sua” Africa dolente anche in chiesa durante la Messa. Il Dr. Trivellato era mosso da una grandissima generosità e da spirito di sacrificio perchè nonostante le varie vicissitudini vedeva i risultati della sua opera.

E’ stato un grande missionario laico ed un medico capace di curare tutte le varie specie di sofferenze umane. Ed a chi gli faceva notare come gli africani fossero indolenti, poco laboriosi faceva notare che la causa era da ricercarsi nelle malattie connesse con la malnutrizione. Lui aveva constato con i propri occhi, diceva, che la pellagra contratta sin dall’età pediatrica portava alla demenza, a tare mentali ed ad altre malattie che diventavano delle malattie sociali. Ma dimostrò anche con i fatti che queste malattie erano anche facilmente vincibili con la ricerca e la fornitura di acqua potabile, con l’integrazione della dieta con le vitamine, con i vaccini, le profilassi e l’insegnamento delle corrette prassi igieniche alla popolazione.

Per sostenere la sua opera di raccolta fondi scrive anche un libro “l’Ultimo grido” ma i viaggi ed i soggiorni in Africa lo indeboliscono sempre più tanto che i medici gli vietano di tornare in Africa ma lui ci ritorna ugualmente perché, diceva, che solo in Africa si sentiva bene.

Deve però rientrare precipitosamente nel 2017 dallo Zimbabwe perchè stava veramente male e circa un anno dopo muore a Selvazzano il 24 luglio 2018 ed i funerali si svolsero a San Domenico di Selvazzano il 28 luglio 2018 .

Il Dottor Trivellato merita di essere sempre ricordato per il coraggio, la generosità, per la comprensione dell’Africa e dei suoi problemi un vero medico missionario pioniere del volontariato in Africa.

Sarebbe proprio il caso che sia l’Italia e sia lo Zimbabwe lo ricordassero ufficialmente e ne valorizzassero la sua fattiva testimonianza.

Leone Barison

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