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La bonifica del “FORESTO” e il canale dei “CUORI”

Il Presidente della Pro Loco avv. Leone Barison mi ha regalato, bontà sua, una “Cronaca” del ‘500 sulla Corte di Correzzola che, con le sue cinque Gastaldie, dipendeva un tempo dai Benedettini di Santa Giustina in Padova. Una vera miniera di testimonianze e di appunti di ben 550 pagine, scritte in buona lingua veneta da un monaco venuto nientemeno che dal Regno di Napoli, un certo Dom Girolamo da Potenza.

Una corte ricca e prospera quella di “Corrigiola”, stretta striscia di terra, con stalle da 200 vacche, scuderie da 100 cavalli, pollai da mille galline e perfino una ghiacciaia con decine di tonnellate di neve, preziosamente ammassata durante l’inverno.
In questo libro scopriamo tutta l’intelligenza e l’operosità dei monaci Benedettini che, assieme ai loro numerosi coloni, erano alla perenne ricerca di regolamentare le acque di fiumi e canali per rendere fertili migliaia di campi di terre basse e proteggerli dalle “rotte”.
Mi ha colpito, in particolare, l’opera di bonifica del “Foresto” , zona paludosa che iniziava in prossimità della riva sinistra dell’Adige fino a raggiungere il Conselvano, il “caput silvae”, appunto. Fu strappata alle acque stagnanti «a forza di vanga» con un’opera grandiosa di scavo di un canale, che la attraversava in tutta la sua lunghezza, fino a far defluire le acque in mare, in località Brondolo. E questo è solo un esempio, fra i tanti, di tutto un complesso sistema di fosse, scoli, scoline, porte e ponti per tenere il deflusso delle acque costantemente monitorato e sotto controllo.
E quando c’era pericolo di una alluvione? Si presentavano alla Corte fino a 300 uomini armati di vanghe, badili, sacchi, pali e quant’altro, con a capo il monaco Cellerario a cavallo a indirizzare e incoraggiare. Naturalmente, in occasione di questi lavori a difesa degli argini, non mancavano anche i rinforzi per lo stomaco e “il pane e il vino andavano a carri, senza contare le carni e i formaggi”.
Foresto deriva dal latino “foris” che viene da fuori, da cui il suo nome derivato “forestiero” mentre il canale in questione fu chiamato dei “cuori” in quanto, in veneto, cuoro ha il significato di melma, fango.
Quando si dice di fare attenzione all’uso delle parole e di non fermarsi al loro primo significato!

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