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Processo a Rolandino/a da Roncaglia

Gioacchino Rossini, nel barbiere di Siviglia, fa cantare:

La calunnia è un venticello
ma in un lampo diventa una tempesta
e produce un’esplosione come un colpo di cannone
un terremoto che fa tremare…”

Ed è quello che è successo tanti anni fa, esattamente nel 1353, ad una nostra compaesana, anzi un nostro compaesano che, pur essendo uomo a tutti gli effetti, dentro di sé si sentiva donna e come tale si vestiva e si comportava. Il povero Rolandino da Roncaglia aveva persino provato a sposarsi per ovviare alle malelingue ma invano, dopo breve tempo anche il suo matrimonio era fallito miseramente per ovvi motivi.

Costretto a vendere uova di giorno e a fare la prostituta di notte a Venezia per sopravvivere, mestiere, quest’ultimo, peraltro riconosciuto dal governo della occhiuta Serenissima, è qui che incappa nei rigorosi controlli della giustizia e viene accusato di esercitare non il meretricio ma la sodomia, peccato ritenuto contro natura che portava diritto al rogo.

Nello scarno libretto di Marco Salvador intitolato “Processo a Rolandina” veniamo a conoscere per filo e per segno la triste, toccante vicenda attraverso gli atti giudiziari di allora, fatti di pedinamenti, delazioni, spiate e interrogatori sotto tortura che mettono ben in luce i lati oscuri ed umanissimi di questo ragazzo, oltre che tutti gli equivoci, le ambiguità e le contraddizioni della società veneziana. Dal settembre 1353 al marzo 1354 le indagini sulla presunta Rolandina si susseguono senza sosta a ritmo serrato, come se i sei “Signori di Notte”, così erano chiamati gli incaricati dell’ordine pubblico nei sei Sestieri veneziani, non avessero avuto altro da fare. Eppure si trattava di uomini provenienti dal fior fiore della nobiltà veneziana, intelligenti e acculturati come i Priuli, i Corner, i Dolfin, i Venier, gli Ziani, ma…contro il cieco “talebanesimo” allora imperante sotto il rigido controllo della Chiesa non c’era via di scampo. Tutto era regolato secondo leggi ecclesiastiche severissime sulla dottrina e sui costumi, leggi che nei secoli successivi sfoceranno nella tristemente famosa quanto deprecabile Inquisizione. Solo uno dei sei Signori di notte, Marco Giustiniani mostrerà pietà verso questo povero ragazzo che la natura aveva creato “diverso” dagli altri e in punto di morte gli farà avere una pozione che lo stordirà prima di salire sul rogo. Un caso pietoso quanto emblematico del fanatismo bigotto di un’epoca votata all’intolleranza e alla rigida ortodossia. Ci vorranno secoli, col Concilio Vaticano II e con Papa Francesco, per riscoprire finalmente il Dio della misericordia e della tenerezza predicato nel Vangelo.

P.S. Gli atti giudiziari dell’epoca, dal punto di vista storico-geografico, ci dicono che la villa (villaggio) di Roncaglia dista un miglio o poco più da Ponte S. Nicolò, dove c’è un porto fluviale sul fiume Retrone e dove non è raro imbattersi in commercianti provenienti da Venezia. In paese esiste un ospizio ed una chiesa intitolata a S. Nicolò, entrambi accuditi da un sacrestano, e vi è pure una locanda dove si mangia benino, zuppa di fave e castrato, ma dove viene servito del vino di pessima qualità.

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