l mondo «xè cambià anzi se ga roersà» ossia si è rovesciato. Una volta i poveri rincorrevano ansiosamente i siori, adesso i siori sembrano copiare i poareti.
Lo go capio improvvisamente da un grande evento avvenuto a Venezia tra il 26 ed il 28 giugno del 2025. Uno stramiliardario de dollari americano ha deciso di sposarsi a Venezia ed allora ha comprato, affittato, noleggiato, ingaggiato tutto quello che si poteva per realizzare il suo matrimonio da favola. Tutta Venezia è stata per tre giorni a sua disposizione. Neanche la festa della Sensa, quando il Doge se sposava col mare durava tanto. Ci sono state anche le proteste, ma lui coi dollari ha sistemato tutto.
Sui giornali e tv ci sono stati lunghissimi racconti e visualizzazioni dell’evento, su cosa hanno fatto gli sposi a Venezia, dove sono andati, chi c’era, chi non c’era, chi avrebbe voluto esserci ma non lo hanno invitato e pettegolezzi vari, ciacole sui vestiti, sull’hotel a sette stelle tutto a disposizione, sull’abito della sposa, sullo sposo non giovanissimo ma pien de schei. Tre giorni di eventi , feste a tema (pigiama party e schiuma party incluso), cocktail, cene eleganti coi vip tra cui nobili, qualche regina vera o solo del cinema e la cerimonia nuziale all’Isola di San Giorgio blindata per l’occasione.
In uno di questi dettagliati racconti, ho letto anche uno dei menu del pranzo di nozze, ossia cosa hanno mangiato gli sposi ed i loro innumerevoli invitati. Pensavo avessero mangiato uno sproposito di cibi esotici ed invenzioni degli chefs invece i giornali parlavano di sardee in saor, baccala alla vicentina, risotto, zucchine fritte ecc. , ma il costo stimato era di 1.000 euro a testa per ogni commensale. Calcolavano che il costo del solo pranzo e accessori fosse di un milione di euro,
Ma la mia attenzione si concentrò sulle bomboniere preparate, come si usa, per gli ospiti. Cosa hanno messo questi sposi superricchi sulle bomboniere regalate in occasione del loro matrimonio da favola? …Lingottini d’oro? No! Hanno messo una confezione di zaetiossia i biscottini veneti che si mangiano col recioto a fine pasto.
El zaeto è il più povero tra i dolci ed è nato quando i bocia, ma anche i veci si alzavano da tavola che avevano ancora fame. E non era perché ci tenevano alla linea, che non si sapeva allora neanche che cosa fosse. Avevano ancora fame perché c’era la miseria.
Ma nonostante la miseria le brave donne della famiglia contadina si ingegnavano lo stesso per far concludere il pranzo con un dolce, come facevano i signori paroni dei campi o delle fabbriche. Ed ecco allora che di necessità si fa virtù e si aguzza la creatività.
A fine pranzo e per “campana” facciamo i biscotti. Con cosa facciamo i biscotti? Con quello che abbiamo in casa svuotando i vari cassetti perché soldi per comprare gli ingredienti non ne n’erano. Ed allora cominciamo. Un pò di farina fiore ma poca, poca, poca perché il grano serviva per pagare l’affitto al paron e di conseguenza al contadino di farina bianca per fare il pane ne restava poca ed allora ecco l’idea aggiungiamo alla farina fiore un pò di farina di granoturco ovvero come diciamo noi de formenton. Ma attenzione non farina bianca che ha un gusto delicato ed i sior,i se fa par dire, de Venessia o de Padoa la usano per fare la polenta ma farina gialla ossia fatta col formenton giallo ossia quello che si dà alle galline.
Di farina di granoturco in casa ce n’era di più perché i paroni mangiavano pane la polenta era un cibo povero ed allora lo lasciavano abbastanza tranquillamente ai contadini che coltivavano i campi e si sfamavano con la polenta .
La coltivazione del granturco per la polenta era un pò più raffinata sia per varietà utilizzate e sia per modalità di conservazione e macinazione rispetto a quello giallo che si usava per l’alimentazione degli animali del cortile. Poi aggiungiamo un pò di uvetta o uva appassita passata in grappa possibilmente quella fatta clandestinamente dal nonno in cantina per non pagare la tassa.
Poi mettiamo un pò di butiro o burro ossia quello fatto sbattendo la panna, che si è tolta dal latte fresco appena munto e messa in un fiasco e sbattuta sino ad ottenere il burro. Mettiamo poi un pò di zucchero, ma poco ed un pò di sale ma poco perché costano.
Mettiamo poi un pò di latte va bene anche il latticello avanzato dal burro. Andiamo poi nel pollaio e prendiamo uno o due uova di gallina e le aggiungiamo all’impasto. Se abbiamo degli aromi come la buccia del limone o la vaniglia, la cannella ma poca me raccomando o l’acqua di rose si aggiungono all’impasto.
Un po di lievito di quello avanzato dalla lievitazione del pane e aggiungiamo anche quello. Facciamo un bell’impasto , lo tiriamo un pò con le mani o con il mattarello detto da noi mescola e si lascia poi riposare per qualche ora. .
Poi con un bicchiere piccolo si fanno dei cerchietti piccoli di pasta e si mette a cuocere sotto la brace con la campana e per chi non ha el fogoearo si mette in forno dentro alla cucina economica e si cuoce il tutto. Temperatura non molto alta , cottura lenta. Finita la cottura si spolvera con un pò di zucchero se lo abbiamo e si servono caldi ma non bollenti.
Sono buoni anche il giorno dopo.
E così è avvenuto, i super miliardari di dollari sono andati a casa felici e contenti con le loro sachetine con le bomboniere piene de zaeti e noi poveri ci siamo sentiti tutti più ricchi; loro mangeranno una sola volta gli zaeti, noi che siamo capaci di farceli da soli senza che ce li regalino ci siamo sentiti subito più ricchi di questi americani spendaccioni. Gli zaeti li mangiamo ogni volta che ci viene la voglia.
