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El pan del Doge, l’antenato del panettone

Chi crede che il panettone sia nato solo a Milano si sbaglia. Diciamo subito che di un “pane di Natale” si parla già nelle cronache del IX secolo dove si racconta che la notte di Natale il pater familias spezzava “un pane grande” e ne porgeva un pezzo a tutti i familiari presenti in segno di comunione.

El panetun de Milan nasce invece da un errore e fu così che da un male se ne ricavò un bene (come spesso capita, per fortuna!). Infatti, durante una festa alla corte di Ludovico il Moro, i cuochi avevano lasciato bruciare per dimenticanza il dolce preferito dal duca e a quel punto la situazione si era fatta a dir poco disperata perché, a quell’epoca, non si andava tanto per il sottile e ci si poteva pure rimettere… la testa. Fu allora che il Toni, piccolo sguattero di cucina, propose come soluzione di imbastire in fretta una focaccia recuperando quanto era avanzato in dispensa; un po’ di farina, burro, uova, uvetta e scorza di cedro. Quando venne portata in tavola gli ospiti del duca ne furono talmente entusiasti che vollero conoscere l’artefice di questo strano dolce e, in onore dell’ingegnoso inventore, lo chiamarono “el pan de Toni”, espressione che con l’andar del tempo divenne una parola sola el “Pandetun”: era nato il “panetun”.

Tutt’altra storia è quella del pan del Doge, la cui prima apparizione sulle tavole patrizie si fa risalire alla fine del ‘600 a Villadose (Villa del doge) nel rodigino, dove i Dogi amavano andare a caccia.

Si racconta, infatti, che durante il dogado di Silvestro Valier, in prossimità delle festività natalizie, fosse molto gradita una pagnotta addolcita con miele ed arricchita con ciò che il territorio e la stagione invernale offrivano: fichi secchi, noci, burro e uova. Toh! Anche a Venezia era nato il panettone. E ancora oggi, nella tradizione polesana, questo “pane dolce del doge” viene portato in tavola il giorno di Natale e condiviso con i vicini di casa quale auspicio di abbondanza per l’anno a venire.

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