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Un Savoia a Vienna contro i Turchi

Molti di voi saranno stati almeno una volta a Vienna e avranno notato come la città sia davvero bella e grande, forse fin troppo per un Paese ridimensionato, una testa sproporzionata rispetto ad un corpo diventato piccolo. Ebbene, nel bel mezzo della piazza che si apre sul maestoso palazzo imperiale degli Asburgo (Hofburg) avrete notato che troneggia la statua di un personaggio singolare di cui voglio parlarvi: Eugenio di Savoia.

Come mai un Savoia a Vienna?

La risposta è molto semplice e drammatica insieme: il pericolo turco. ”Mamma, li Turchi!”. Era passato un secolo dalla battaglia di Lepanto ma la vittoria cristiana della Lega Santa non aveva impedito all’impero Ottomano di riprendere la sua corsa espansionistica, prima sulle isole del mar Egeo, un tempo veneziane, e poi sui Balcani, arrivando ad occupare Belgrado in Serbia, tutta l’Ungheria e su, su fino alle porte di Vienna, nel cuore stesso dell’Europa.

Statua del principe Eugenio di Savoia davanti al palazzo imperiale (Hofburg)

Nel 1683 Eugenio di Savoia ha vent’anni esatti quando, incredibile a dirsi, l’esercito Ottomano forte di almeno duecento mila uomini pone sotto assedio la città. Sono mesi durissimi, le sortite degli assediati per difendersi non bastano più, le mura poco a poco sono erose dalle mine turche e si aprono pericolose brecce. La battaglia decisiva ha luogo tra l’undici e il dodici settembre dopo una Messa celebrata alle truppe da Marco d’Aviano, confessore di Leopoldo I° e promotore di una nuova Lega Santa voluta da Papa Innocenzo XI.

Concluso a fatica il raggruppamento dei rinforzi arrivati dalla Polonia comandati da Giovanni Sobieski, quelli dalla Germania e dal resto dell’Austria la battaglia di Vienna è vinta grazie all’intervento risolutivo della cavalleria polacca, i temibili Ussari Alati dai cavalli dipinti di rosso, che avanzavano al grido inusuale di ”Gesummaria”! E come a Lepanto Papa Pio V aveva indetto la festa della Madonna del rosario così ora Papa Innocenzo XI proclamò il 12 settembre di ogni anno la festa del nome di Maria. Ed è in questa occasione che si vede l’esordio del futuro condottiero dei Savoia nel suo primo battesimo di fuoco al comando di reparti Veneziani, Toscani e Mantovani.

Infatti, quando il pericolo si ripropone in tutta la sua gravità una decina d’anni dopo, Eugenio viene chiamato in prima persona dall’imperatore a fronteggiare l’armata ottomana quale comandante in capo degli eserciti cristiani col titolo di feldmaresciallo. Questa volta, però, egli non aspetta che il nemico risalga di nuovo la penisola balcanica ma decide di affrontarlo direttamente in Serbia dove, con una mossa a sorpresa, lo sbaraglia mentre sta attraversando il fiume Tibisco presso la città di Zenta, in Voivodina. Schierati i suoi soldati a semicerchio ordinò d’improvviso l’assalto mentre i cannoni, sparando direttamente sul ponte, impedivano a quanti l’avessero già attraversato di tornare indietro. Gli Ottomani, appesantiti dalle salmerie che trasportavano, si trovarono del tutto impreparati di fronte a tale mossa fulminea e quando capirono di essere spacciati iniziarono a disperdersi nel caos più totale. Più di ventimila rimasero morti sul campo, diecimila finirono annegati nel fiume. Il bottino raccolto fu enorme: tutto il tesoro nemico, seimila cammelli, quindicimila buoi, novemila carri di salmerie. Era di nuovo un undici settembre, ma del 1697.

In un lampo la notizia della vittoria fece il giro d’Europa, il Savoia fu portato in trionfo ed una statua venne eretta in suo onore, quella che ancor oggi troneggia sulla piazza principale di Vienna. Con il bronzo dei cannoni strappati ai Turchi verrà realizzata, nel 1711, una grande campana del peso di 21 tonnellate, installata nella Cattedrale di S. Stefano.

Palazzo del Belvedere a Vienna, fastosa residenza del principe Eugenio di Savoia
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