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EL MOTORIN (DEE TOSE)

Era sul finire di maggio ed ero stato invitato dalle suore a tenere una lezione ad una classe di terza media sulle caratteristiche delle varie scuole superiori. Allora non c’erano i telefonini e nemmeno le lezioni a distanza. La professoressa di lettere mi presentò e la classe mi accolse bene, all’apparenza sembravano tutti o meglio tutte molto interessate all’argomento. E sì perché la classe era formata quasi totalmente da ragazze di buona o buonissima famiglia; tutte vestite con una specie di divisa con una camicetta bianca e la gonna. C’erano anche due o tre maschietti ma dimessi e molto silenziosi. L’insegnante dopo la mia introduzione chiese alla capoclasse quali fossero gli argomenti che più interessavano e la capoclasse riferì in buon ordine e perfetto italiano.

Io cominciai a spiegare, senza trovare nessuna fatica a parlare senza interruzioni, sembrava anche che le ragazze fossero attente. Io parlavo in faccia alla classe e alle varie ragazze e ragazzi e non dalla cattedra, ma dal pavimento dell’aula passando anche tra i banchi mentre l’insegnante era seduta in cattedra.

Mentre stavo parlando notavo delle piccolissime occhiate di intesa tra alcune ragazze. Una cosa insignificante, come un dialogo silenzioso in corso tra loro. Faceva caldo e le finestre erano aperte.

Comincio a parlare e vengo interrotto dal rumore acutissimo e molesto di un motorino, che arrivava dalla strada. L’aula si affacciava su due strade e questo motorino lo sentimmo quindi due volte.

IIhhh! IIIIIhh! IIhIIhh!!

Io mi arrestai un attimo pensando che fosse solo un piccolo disturbo passeggero e nulla più. Le ragazze sembravano invece abituate, non sembrarono affatto infastidite da questo rumore molesto. E continuavano le piccole occhiate tra loro che notavo solo io mentre l’insegnante non notava nulla. Riprendo a parlare ma mezzo minuto dopo arriva un altro motorino con la marmitta a tromboncino che faceva invece un altro rumore tipo

UUHH!! UUHH

questa volta il rumore era anche modulato seguendo l’acceleratore. Anche questa volta le ragazze non batterono ciglio. Una guarda l’altra. L’altra guarda una terza. Assoluto silenzio. Riprendo a parlare ed arrivano due o tre motorini, non saprei dire perché i rumori erano vari. Alcuni acuti, altri gravi. Io mi bloccai un’altra volta ed a questo punto intervenne l’insegnante che disse: «Certo che questi motorini danno un fastidio enorme. Ci vorrebbero dei vigili come dico io per dare a questi giovinastri una bella lezione come meritano. Per favore chiudetemi quelle finestre!». A questo punto le ragazze reagirono quasi in coro e dissero: «Ma prof! Fa molto caldo teniamone aperte almeno qualcuna». Allora furono chiuse solo alcune finestre, ma il rumore continuò imperterrito. Il transito dei motorini non cessò minimamente ed il rumore nemmeno. La classe era in silenzio, ma andare avanti e completare un discorso era impossibile. Allora alzavo la voce per coprire il rumore dei motorini. Sembravo un pazzo che urla senza motivo. Si sentiva lo scarico acuto, quello grave, l’accelerata, la frenata, il fischio delle ruote, l’impennata, ecc.. Un concerto cacofonico a cento voci.

E le ragazze sempre impassibili. Sembravano non essere minimamente infastidite da questi rumori molesti e da questi ragazzacci. Continuavano a scambiarsi degli sguardi e nulla più. Ho avuto però l’intuizione che la loro attenzione si rivolgesse più ai vari rumori che alle mie argomentazioni esposte a singhiozzo. L’insegnante invece era di diverso avviso tanto che disse imperterrita: «Guai a voi se anche una sola osasse toccare un motorino!».

All’ennesimo motorino che continuava a disturbare un ragazzino tentò una reazione dicendo: «Questo è uno del Mameli». Ma la capoclasse lo fulminò immediatamente con una occhiataccia. E ritornò il silenzio totale in classe ed il concerto di marmitte dei motorini all’esterno.

Finalmente finì la lezione. L’insegnante uscì molto contrariata dalla classe e si scusò molte volte nei miei confronti per tutti i disturbi ricevuti. Mi disse che era stata una lezione molto interessante ed anche molto seguita dalle ragazze e se non fosse stato per quei disturbi continui dei motorini sarebbe anche stata perfetta.

Uscii anch’io dalla classe, ma non me ne andai immediatamente rimasi in un’aula accanto per salutare la Preside.

Appena usciti gli insegnanti la classe improvvisamente si animò. Molte ragazze corsero a complimentarsi con una ragazza ed io non ne capivo il motivo. Poi seguii i lori discorsi fatti anche a voce piuttosto alta, «Il tuo Mario è passato tre volte. Ti ha detto che ti aspetta lontano dalla scuola. Ma c’era anche quello del Mameli che faceva lo stupido per te. E c’era anche quello della scorsa settimana che ha fatto ruota alta perché tu glielo hai chiesto! Se glielo chiedi ti fa fare un giro in motorino!»

Solo allora ho capito perché quei motorini erano molto molesti per me, ma non per quelle gatte morte di ragazze. Ecco spiegato il motivo delle varie occhiate tra loro! Erano occhiate d’intesa. Le ragazze conoscevano o riconoscevano i loro amici dal rumore dello scarico del motorino. Si parlavano a distanza uno con lo scarico l’altra con il silenzio. Non potevano ovviamente affacciarsi alla finestra ma non serviva!

Non dissi nulla all’insegnante, non volli intaccare le sue granitiche certezze.

Le disciplinatissime ragazze non manomettevano certo i motorini ma per riuscir a riconoscere un ragazzo dal rumore dello scarico della marmitta del suo motorino e parlarci a distanza ci vuole sempre un grande amore. La comunicazione non sempre è quella verbale e tra rumore e musica non ghe diferensa dipenda soeo daea recia .

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