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I carri armati di Annibale: gli elefanti!

Per la verità Annibale non è stato l’unico nella storia ad adoperare questi enormi pachidermi come macchine da guerra, con tanto di torretta e frombolieri sistemati sul groppone alto più di due metri. Già i Persiani di Dario e poi Alessandro Magno ne fecero largo impiego, per non parlare di Pirro che, dalla natia Albania (Epiro) sbarcò nella penisola salentina con 25 mila uomini e 20 elefanti per dare man forte ai Tarantini in guerra contro i Romani.

Però, per quanto riguarda Annibale, ciò che maggiormente stupisce di questa impresa leggendaria è il tragitto ardimentoso fatto compiere ad una trentina di questi animali africani nell’attraversamento della rigida catena delle Alpi a quota tremila metri. Tant’è che circa la metà di essi ci lasciarono, come si suol dire, le… penne, anzi le zanne!

Ma da che valico sarebbero passati per superare il confine tra l’antica Gallia e l’Italia? Ebbene, la notizia sensazionale recente, riportata da molti giornali, che taglia la testa al toro ai molti dubbi avutisi fin qui, è la seguente:”Rinvenuti batteri risalenti al 218 avanti Cristo in tracce di sterco a quota tremila metri, al confine tra Italia e Francia, a Colle delle Traversette, a poca distanza dal Monviso”. Avete capito? Le tracce rinvenute sarebbero databili al periodo delle Guerre Puniche e quindi alla traversata delle Alpi di Annibale, e questo secondo gli studi di un team di ricercatori della Queen University di Belfast.

Ma, e gli elefanti superstiti che fine hanno fatto?

Non essendo abituati al freddo e alla neve della Pianura Padana morirono tutti nella pur vittoriosa battaglia della Val Trebbia, nel piacentino, eccetto Surus, il leggendario elefante di Annibale, passato alla storia come il più valoroso che sopravvisse agli altri anche se morì poco dopo di malaria.

E pensate che una curiosa leggenda, che circola ancora oggi in un paesino nei pressi di Piacenza chiamato Gossolengo (da un ritrovato ossolungo?) narra di un elefante cartaginese ferito in quella famosa battaglia della Trebbia e consegnato ai contadini del posto che lo curarono, utilizzandolo poi per i lavori dei campi. Tant’è che questo piccolo Comune porta nel suo stemma un bellissimo elefante con tanto di gualdrappa azzurra a ricordo di quell’avvenimento, forse non così leggendario come si potrebbe creder

Stemma del Comune di Gossolengo, Piacenza.

Piccola nota curiosa

Plinio il Vecchio riporta come gli elefanti vengano spaventati dal grugnito stridulo dei maiali aizzati. E ricorda come, durante l’assedio di Megara in Sicilia, i Megaresi, consci di questo fatto, avevano imbrattato di olio alcuni maiali dando poi loro fuoco, spingendoli quindi verso la massa degli elefanti da guerra del nemico che se ne fuggirono a… gambe levate.

218 a.c. – Annibale Barca valicò le Alpi, giungendo in Italia con ventuno elefanti superstiti e durante la battaglia della Trebbia, a destra e a sinistra dello schieramento, pose davanti alle ali di cavalleria gli elefanti, e vinse la battaglia. I romani tuttavia imparavano a difendersi dagli elefanti.
« I velites infatti, predisposti per questo, riuscirono a mettere in fuga i pachidermi con il lancio di dardi. E quelli che fuggivano erano colpiti sotto la coda, dove la pelle è meno spessa e possono essere colpiti »
(Livio, XXI)

Come narra Polibio,. Alla sua morte Annibale costruì una città in suo onore.

43 d.c. – Gli Elefanti vennero usati nuovamente in Gran Bretagna, e lo stesso imperatore Claudio, si presentò ai celti britannici, sopra un elefante. Lo scrittore Pollieno riferisce che “Cesare aveva un grande elefante che era dotato di armatura con arcieri e frombolieri, effettuati nella sua torre. Quando questa creatura sconosciuta entrò nel fiume i britannici e i loro cavalli fuggirono, permettendo così ai romani di attraversare il fiume indisturbati. ” 

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