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I due «PETOEARI»

Ero appena studente quando andavo a ripassare diritto privato alle famose buse de Roncajette perché lì non c’erano rumori, non c’erano distrazioni e ci si concentrava benissimo e non c’era all’epoca nemmeno l’allarme inquinamento. Tra un capitolo e l’altro ho visto all’opera due diversi petoeari con due stili totalmente diversi di interpretare il “mestiere”, così diversi da sembrare l’opposto l’uno dell’altro: uno per così dire molto signorile e locale e l’altro per così dire di importazione e aggressivo. Uno raccoglieva e valorizzava l’altro raccoglieva e gettava.

Non so come sia nato questo antico lavoro del petoearo ossia diciamo di raccolta degli escrementi degli animali, prevalentemente dei cavalli. Ma quello che ho conosciuto io e visto all’opera sembrava un lord inglese. Mi sembra abitasse nella zona tra Roncaglia e Voltabarozzo. Era di poche e sempre gentili parole. Aveva una cavallina docile e piccolina che trainava una carrettina in legno piccola e ben tenuta. Le sponde esterne della carretta erano verniciate a lucido e a dispetto del lavoro che faceva , il suo proprietario era tutto molto pulito sempre con un cappello bianco e giacca. Il petoearo “gentile” per così dire sedeva davanti alla sua carretta su un apposito sedile in cuoio posto fuori dalle sponde del carro ove teneva la briglia della cavalla. Ma la cavalla procedeva benissimo anche da sola, la comandava con la voce e lei partiva, si fermava al momento giusto, rallentava al momento giusto era consapevole e partecipe insomma il lavoro lo facevano in coppia. Ed il lavoro appunto consisteva nel passare per le strade, allora fatte di ghiaia o di terra battuta e raccogliere con un apposito baìle o baìia le petoe dette anche boasse ossia gli escrementi dei cavai, mussi, vacche, cavare ecc. che lasciavano sulla strada.

Il nostro petoearo ripuliva la strada piovese da Voltabarozzo fino a Legnaro con continuità e trovava però anche il tempo per raccogliere il letame anche dalle strade minori. Appena vedeva un po’ di letame si fermava a raccoglierlo e con fare molto signorile e gesti studiati lo metteva nel suo carretto. A vederlo sembrava insensibile all’odore. Poi sistemava il raccolto in un apposito scompartimento della carretta e riprendeva il suo percorso. Il lavoro di raccolta petoe infatti non si fermava lì. Il nostro lord petoearo arrivato a casa scaricava il letame raccolto lo riponeva ordinatamente nel letamaio a “maturare” sempre all’apparenza senza sentirne l’odore. E poi lo divideva per provenienza: il letame di cavallo o stallatico veniva posto da una parte perché aveva infatti molto più valore di quello banale delle mucche o dei buoi. E quando partiva per la raccolta mattutina o pomeridiana delle petoe una buona metà della carrettina veniva occupata dal letame maturo divenuto ormai un ottimo concime raccolto dal letamaio e pronto per offrirlo in vendita.

Il petoearo infatti non solo raccoglieva ma anche offriva in vendita il letame raccolto alle varie famiglie, che coltivavano l’orto e magari non avevano la stalla, non avevano cavalli e magari coltivavano a orto un piccolo fazzoletto di terra. La frutta e la verdura infatti all’epoca si produceva in casa e non c’erano nè l’abitudine e né i soldi per andarla a comprare al supermercato o al negozio di ortofrutta. Passando per strada infatti il gentile petoearo suonava una campanella ed il suono di questa campanella rappresentava l’offerta del letame. Ho assistito alle rapide contrattazioni fatte lungo la strada. Un po’ di stallatico per l’orto costava un piccolo prezzo e spesso succedeva che il prezzo consistesse in un baratto letame contro verdura o frutta o letame contro vino. Molte famiglie infatti avevano dismesso nel dopoguerra la stalla ma non avevano dismesso la coltivazione dei campi, dell’orto, della serra e quindi il letame serviva per le coltivazioni.

Visto da fuori questo lavoro del petoearo sembrava un lavoro spregevole, persino poco dignitoso, fatto da chi non ha altro nella vita di meglio da fare. Invece il petoearo che ho visto io era dignitosissimo e con questo lavoro ha mantenuto dapprima la sua famiglia e poi però con il crescere delle esigenze e la diminuzione delle entrate abbandonò questo lavoro per finire da cinquantenne in una fabbrica di mobili a lavorare alla fresa. Mi sembra che i suoi figli poi abbiano iniziato a lavorare in fabbrica molto giovani e del lavoro del padre nessuno si è più ricordato.

Mi sono ricordato di questo petoearo elegante e dignitoso perché anni dopo visitando i giardini della reggia di Versailles in Francia ove ha vissuto il Re Sole ho rivisto, in un altro contesto, la stessa scena.

Lungo i celebri viali ricoperti in ghiaino bianco che costeggiano le enormi pescherie della reggia passa la bellissima carrozza chiusa trainata dai cavalli bianchi per far visitare ai turisti di oggi i giardini della reggia di Versailles proprio come facevano i re e le regine di Francia. Ebbene sto guardando la bellissima scena ed immagino Caterina dei Medici che passa con la carrozza fatta a berlina lungo il viale quando all’improvviso, penso come allora, un cavallo alza la coda come effettivamente succedeva all’epoca ed una cascata marrone scuro insozza le reali strade della reggia. Ma il cocchiere in divisa e guanti bianchi che sedeva alto davanti alla regale berlina arresta la carrozza ed esce dal suo alloggiamento posteriore lo staffiere che in questo caso era anche una bellissima ragazza altrettanto in divisa e guanti bianchi e con un apposito attrezzo raccoglie le deiezioni mentre i turisti increduli guardano la scena. Poi prende anche un piccolo rastrello e rastrella i sassolini della strada che erano stati smossi dalla raccolta e risale al suo posto alle spalle della berlina ed il cocchiere allenta le briglie e dà l’ordine di riprendere il viaggio.

Il nostro petoearo però faceva da cocchiere ed anche da staffiere e non trasportava né la regina di Francia né turisti ma l’eleganza era praticamente la stessa.

Purtroppo l’avvento dell’automobile, dei tram, degli autobus e dei camion e la difficile convivenza della motorizzazione di massa con il cavallo da un lato e la perdita dell’abitudine o meglio della necessità delle famiglie di fare l’orto domestico hanno progressivamente strangolato questo mestiere ma meglio dire professione e del petoeraro si è perso il ricordo ed il ruolo.

Ma sempre negli stessi anni ho visto progressivamente all’opera anche un altro petoearo che frequantava le buse molto di più del primo e che ha inteso la raccolta dello sterco in modi del tutto diversi dall’elegante cocchiere che raccoglieva letame lungo le nostre strade.

Il concorrente per così dire del nostro elegante raccoglitore di petoe, boasse e cacche in genere operava da noi ma anche in altre zone , mi sembra frequentasse anche Vigonza, Ponte di Brenta e zone vicine ecc.

Anche lui aveva il cavallo e la carretta ma il suo era un cavallone da tiro con quattro zampe enormi e sgraziato trainante una carretta grande, pesante e tutta sporca. Lui assomigliava al suo cavallo grosso ed era anche lui tozzo ed anche lui raccoglieva gli escrementi che trovava per la strada ma ….era un po’ più inquieto e sbrigativo di quello che lo aveva preceduto. Lui si fermava molto poco a risistemare la strada dopo aver raccolto il letame, non si fermava a parlare con i clienti, non suonava la campanella sembrava sempre molto preso e molto affaccendato, non dava confidenza a nessuno.

Non riesco a capire ancora oggi se avesse intuito che il mestiere del petoearo era finito e quindi bisognasse guardare oltre o fosse stato spinto dal bisogno di guadagnare … fatto sta che oltre alle petoe girando per le strade il nostro inquieto petoearo aveva cominciato a raccogliere da famiglie ma soprattutto dalle piccole botteghe e fabbrichette , che allora stavano spuntando un po’ dappertutto, quelli che ora si chiamano rifiuti ma che allora si chiamavano scarti. Anche lui iniziò a dividere la sua carretta in scomparti ma non per riporvi i vari tipi di letame raccolto ma per fare spazio agli scarti delle lavorazioni che raccoglieva. Da una parte bidoni e metalli dall’altra legno, segatura, carta, scatoloni ecc. tanto che ad un ceto punto il nostro sgraziato raccoglitore smise del tutto di raccogliere le petoe anche quelle del suo cavallo ed iniziò a raccogliere solo scarti, immondizia e cose di cui le piccole imprese volevano sbarazzarsi come vernici, solventi, carta sporca, ferrovecchio, legno, ecc.

Il nostro raccoglitore però non portava a casa l’immondizia che raccoglieva ma la gettava per così dire in vecchie cave di argilla piene di acqua che allora c’erano a Rio e a Roncajette. La cosa prese così piede che l’intuitivo carrettiere cominciò a chiedere alle varie imprese per il servizio di raccolta immondizia a domicilio un prezzo. E getta oggi e getta domani i vari rifiuti nell’acqua del cosiddetto laghetto derossi che allora si trovava a Rio fu colmato ed allora le immondizie furono portate alle Buse di Roncajette.

Tanto fu il successo ma anche la necessità della raccolta degli scarti che lo stesso Comune nelle zone urbanizzate di Roncaglia ed in parte anche del capoluogo cominciò ad organizzare la raccolta dei rifiuti domestici a domicilio. Nelle zone rurali, infatti, non vi era la necessità della raccolta rifiuti perché i contadini non facevano rifiuti. Il pane vecchio lo si dava alle galline o ai maiali, la carta serviva per accendere il fuoco, la frutta e la verdura guasta si dava agli animali specia al maiale, gli stracci servivano per coibentare le botti, per pulire e per mille altre necessità, i contenitori in plastica che timidamente cominciavano a circolare erano preziosi contenitori di acqua, le scodelle si riparavano, il secchio rotto si stagnava, i vestiti si rattoppavano ed i bidoni in metallo si tagliavano per rifare il tetto del pollaio, del pagliaio, del fassinaro, del barco ecc.

Il Comune allora organizzò il primo appalto per la raccolta dei rifiuti domestici nelle zone urbanizzate …. E chi vinse l’appalto? Beh ! Non c’è alcun dubbio lo vinse lui il petoearo tozzo anche perché il petoearo signorile nemmeno partecipò a tale gara ritenendo indegno raccogliere immondizia che mai si sarebbe potuto impiegare nell’agricoltura e così il petoearo intraprendente ebbe campo libero. Cominciò a passare una volta alla settimana per le strade lui davanti ed il cavallo con la carretta dietro, raccoglieva le immondizie svuotando secchi, cartoni, contenitori che i paesani portavano fuori e chi non c’era lasciava il sacchetto o il bidone fuori dalla porta. Era un lavoraccio ma velocemente la raccolta incrementava di volume e di strade servite. Ed inoltre il nostro volitivo petoeraro si trasformò giorno per giorno in un vero e proprio imprenditore dell’immondizia.

Finita la raccolta le immondizie venivano poi scaricate a Roncajette nelle vecchie buse ed un po’ alla volta le varie vasche si riempivano gettando i rifiuti in acqua. Sembra che regole o divieti non ce ne fossero e per anni la raccolta dei rifiuti fu fatta in questo modo.

In pochi anni il petoearo furbo assunse dei dipendenti che cominciarono a lavorare al suo posto , eliminò cavallo e carretta per passare ai camion. Prima camion vecchi e mal ridotti abbandonati dagli americani alla fine della guerra e poi anche camion nuovi e visto che il lavoro tirava vinse anche altri appalti in altri comuni ed i rifiuti li portava sempre a Roncajette alle vecchie buse. Lui cominciò ad indossare la giacca e la cravatta e guadagnò anche un bel pacco di soldi perché alcuni Comuni alzarono i compensi della raccolta a condizione che i rifiuti fossero portati fuori dal loro Comune. La furbizia contadina infatti insegna che se possibile el leamaro ossia il letamaio xe mejo farlo distante da casa propria magari davanti la casa di quell’altro piuttosto che davanti alla propria cucina.

L’abilità ed il successo del nostro ormai ex petoearo fu tale che dalla raccolta dei rifiuti passò anche alla pulizia dei pozzi neri, alla raccolta dei rifiuti industriali e partecipò poi alle costruzioni delle prime discariche ossia dei posti attrezzati ove gettare i rifiuti in modo da non inquinare le acque di falda.

Si costruì una casa fantastica con piscina e campo da tennis e si presentava sempre con macchine fantastiche ed suoi figli studiarono tutti all’università e mi sembra divennero ingegneri e costruttori mentre le figlie fecero le professoresse di lettere, filosofia e archeologia.

E’ proprio vero come dicevano gli antichi che i soldi non hanno odore ma io che avevo visto all’opera i due petoeari e ripassato le lezioni alle Buse de Roncajette in mezzo alle immondizie ogni volta che lo incontravo mi sembrava sempre di sentire un certo odore. Ed allora chiedevo a chi mi stava vicino : “ Ma tu senti qualcosa ? “ e tutti mi dicevano Nooo! Non si sente nulla . Solo un vecchio contadino alla mia insistente domanda mi rispose: “ l’odore è quello dei tuoi ricordi e sappi che la botte emana sempre l’odore del primo vino.

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