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Il giovane spavaldo

Ho visto crescere un ragazzino bello e fin da piccolo molto spavaldo, aveva il mondo ai suoi piedi, occhi azzurri e capelli ricci. Era simpatico e sin da piccolo molto attaccabrighe. A scuola litigava coi compagni, picchiava anche le compagne e vedeva che menando le mani tutti lo rispettavano e lo temevano. La maestra se ne accorge ed avvertì la mamma, ma non ottenne risultato perchè la mamma aveva altri figli di cui occuparsi, era debole e pensava che la maestra avesse torto a rimproverare suo figlio, perchè giudicava per simpatie e “lo aveva preso di punta”. Secondo la mamma il ragazzino non meritava rimproveri. Il bimbo con quella faccina di angelo poi non poteva, secondo la mamma, che essere di animo buono. Il cuore delle mamme si sa è sempre di animo buono. Il padre invece era spesso assente e quando interveniva in famiglia picchiava i figli a volte anche senza motivo. Oggi si direbbe che il ragazzino viveva in una famiglia problematica anche se i problemi non sono così infrequenti nella nostre famiglie. Il padre poi subisce un gravissimo incidente stradale e muore. Il ragazzino assieme ad altri fratelli, quindi rimane orfano di padre già da piccolo.

Sentendosi però ugualmente padrone del mondo il ragazzo crescendo comincia a vedere, che il tal bambino ha la merenda in cartella, un altro ha la bicicletta nuova, quell’altro ha le scarpe per giocare a calcio, un altro ancora ha dei soldini nella tasca del cappotto. Il ragazzino è scaltro e capisce subito che per avere tutto ciò che si desidera è facilissimo: basta prenderselo senza chiedere permesso. Nessuno ovviamente lo riprende ed il ragazzino e si convince che a questo mondo è sempre una questione di furbizia. Diceva mia mamma che “furbire” significa in italiano ripulire e lui appunto ripuliva dapprima i compagni di scuola e poi cominciava anche ad aggirarsi nei pressi delle case ed in giro per il paese.

Fortunatamente però vi era una bella attività in paese ossia lo sport. A quel tempo lo sport era in pratica era uno solo ossia il calcio ed il ragazzino comincia a frequentare le squadre giovanili di calcio. E’ bravo gioca da mezzala, ha occhio, forza fisica, non teme lo scontro e se non fosse per quel difettuccio che si chiama disciplina sarebbe perfetto. Lui non accettava consigli dall’allenatore, dai tecnici della società di calcio era insofferente anche delle decisioni dell’arbitro chiunque fosse. Si diceva che crescendo sarebbe migliorato facendo tesoro dei consigli che i vari allenatori gli avevano rifilato. Invece crescendo lui era sempre più insofferente ed i litigi coi compagni, con l’allenatore, con gli avversari, col pubblico erano sempre più frequenti e quotidiani. Un giorno l’allenatore prese la decisione di toglierlo dal campo di gioco, perchè il ragazzo era indisciplinato ed il ragazzo usci sbraitando contro l’allenatore e non si presentò più agli allenamenti ed alle partite. La sua avventura calcistica finiva lì.

Ma lui si prese subito una rivincita annunciando ai suoi ormai ex compagni, che aveva cambiato sport ora si era dato al pugilato ed i suoi maestri della palestra, che aveva iniziato a frequentare erano anche contentissimi di lui. Girò voce però, che gli allenamenti per lui erano molto duri ed anche la disciplina nel pugilato non scherzava. Forse il giovane spavaldo avrà anche fatto qualche incontro tra i dilettanti di quello sport ma ben presto scoprì che anche quella non era la strada giusta, soprattutto i pugni presi facevano male.

Si diede allora anima e corpo al lavoro. Voleva assolutamente dimostrare che lui in ogni campo si faceva rispettare e soprattutto temere. Ma anche lì c’era da fare fatica, vi erano tempi lunghi e bisogna, almeno agli inizi, ubbidire. Tutta roba che per lui era indigesta.

Cominciò allora a bighellonare per i bar, giocare al bilardo, discoteche, contatti con la mala del veneziano frequentare compagnie poco raccomandabili perdendo le sue amicizie giovanili, perchè è chiaro che le due cose diventavano sempre più incompatibili. E se qualche amico gli forniva un consiglio finiva come il grillo parlante.

Il nostro baldo giovane frequentava un bar ove si ritrovava con gli amici a vedere la partita di calcio. Lui non ammetteva il tifo contro. In quel bar comandava lui e basta e guai a tifare per una squadra diversa dalla sua. Ti cacciava immediatamente. Secondo lui il tifo doveva essere assoluto e solo il suo era ammesso. Cominciò anche a vessare prima con le parole e poi anche con le mani un ragazzetto deboluccio, forse anche un po’ malaticcio, che faceva il tifo per una quadra diversa da quella voluta dal nostro giovane, il quale doveva assistere alla partita in silenzio senza fare gesti o parole di approvazione doveva stare “muto” come gli imponeva lui. A volte per imporsi lo aveva anche spintonato fuori dalla porta dicendogli: «Guai a te se metti ancora piede qui dentro».

Un brutto giorno però, durante i mondiali di calcio, il giovane debole e malaticcio sembrò di colpo aver acquistato una insolita forza. Si presentò ugualmente a vedere la partita al bar ed iniziò anche a fare tifo contro.

Subito il nostro spavaldo giovane gli si avvicinò per ricordargli le sue regole ed invitarlo con stile da guappo a non sfidare le ire del più forte.

Ma il malaticcio giovane, gelando tutta la sala, rispose all’ennesimo invito a fare silenzio: « Vieni fuori se hai coraggio che ti rispondo per le rime » – e se ne uscì .

Lo spavaldo giovane ritenendo che si trattasse del ruggito emesso dalla formica si tolse la giacca sulla soglia del bar ed affrontò l’indisciplinato ricordadogli chi comandava lì dentro.

Il deboluccio non si impaurì… arretrò di alcuni passi ed estrasse dalla tasca una pistola e gli disse: «Torna dentro, che è meglio per te!»

Lui di fronte a quella seria minaccia divenne rosso di rabbia non voleva essere umiliato di fronte alla sua gente da un miserabile qualsiasi ed invece che indietreggiare risposte ancora più spavaldo alla sfida: «Prova a sparare se hai coraggio» – e dicendo questo continuò ad avanzare.

Pensava lui di avere a disposizione ancora qualche secondo per il disinserimento della sicura prima dello sparo e pensava che arrivato alla giusta distanza gli avrebbe tolto di mano la pistola con un calcio ben assestato alla mano che impugnava la pistola. Invece il piccoletto intuì la mossa, la pistola era senza sicura e per giunta fece un passo indietro ed il calcio andò a vuoto e lui sparò due colpi al petto.

Lo spavaldo giovane tra le urla dei presenti che mai avrebbero pensato di assistere ad una sfida così folle, cadde a terra in una pozza di sangue. Fu chiamata subito l’ambulanza che arrivò a sirene spiegate ma non ci fu nulla da fare. Lo spavaldo giovane aveva sfidato la sua morte giocando ma senza mai indietreggiare.

Lo sparatore fu arrestato, processato e condannato, ma non all’ergastolo, bensì ad una pena grave, comunque riconoscendogli delle attenuanti e la pena non gli impedì di uscire invecchiato dal carcere, avendo dato prova di essersi ravveduto .

Raccontandomi questa storia mia mamma mi diceva : « Me raccomando ti! mettete sempre in scarsea! Cinquanta franchi de mona sempre pronti!»

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