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Il latino non è morto (III°)

Ed eccoci, per la terza volta, a discorrere ancora di latino… Quod differtur non aufertur, ciò che si rinvia non si toglie, e poi è sempre melius abundare quam deficere, no?

Non so se avete mai fatto caso, ma nel mondo anglosassone per citare l’ora del mattino si usa ancora la sigla latina a.m. che sta per ante meridiem e p.m. che sta per post meridiem, cioè dopo mezzogiorno, e questo vi dice niente?

In questo incipit di secolo desidero terminare questo breve excursus latino con un bel prosit alle nuove generazioni e un carpe diem ai nostri giovani, che devono saper dimostrare coraggio memento audere semper, perché audaces fortuna iuvat! Sempre che sappiano agire cum grano salis… in zucca e guardare in alto excelsior, per arrivare ad maiora senza sbranarsi a vicenda, lasciando correre talvolta… quieta non movere! Usando la forza solo come extrema ratio in quanto, lo sappiamo bene, homo homini lupus, purtroppo. E, pur nella varietà delle cose, varietas delectat, non devono impazzire tutto l’anno perché semel in anno licet insanire, e poi non si può ridere sempre risus abundat in ore stultorum, sulla bocca degli stolti, in quanto vi è una misura per tutto est modus in rebus, e, in medio stat virtus. Con la speranza che la storia modis et formis, sia per loro magistra vitae e siano sempre vigilantes nel loro operare, senza prendere troppi qui pro quo, troppe cantonate, questo è il necessario vademecum che li deve accompagnare.

E, obtorto collo, a malincuore, fermiamoci qui con la nostra “agenda” le cose da agire, come le “faccende”, le cose da fare, un gerundio che è un po’ come le… mutande, da mutare (eccome!), le educande da educare, la propaganda da propagare, i memorandum e i memoranda, da ricordare, o come il famoso proverbio de gustibus non est disputandum!

Avete visto? Il nostro lupus in fabula, il latino che pareva morto, lo troviamo disseminato un po’ dappertutto: nei discorsi parlamentari, alla TV, sui giornali, perfino nel parlare quotidiano. Per questo, ex abundantia, voglio farvi un ultimo esempio.

Quando prendete il bus non dimenticate che una volta questo mezzo pubblico si chiamava omnibus (sic! proprio così) che significa per tutti, parola poi dimezzata e diventata bus in tutte le lingue del mondo, seppur con pronuncia diversa.

Lo stesso vale per il bis a teatro, che significa due volte, o per l’avverbio gratis, per grazia, quando si riceve qualcosa da qualcuno, meglio ancora se poi vien dato gratis et amore Dei, per amor di Dio.

Ma il non plus ultra del latino lo troviamo, in-fine, nelle parole italiane composte.

Ve ne propongo solo una con il verbo fero, che in latino significa: io porto. Ebbene, le parole composte con questo verbo nella lingua italiana sono a dir poco innumerevoli: pesti-fero, auri-fero, vessilli-fero, tedo-foro, morti-fero, Luci-fero, frutti-fero, le piante coni-fere, mammi-fero, frigori-fero, calori-fero, fiammi-fero etc. etc. et caetera, et caetera.

E la parola semaforo? E’ addirittura greca e latina insieme: sema-fero, segnali-porto, e guai a non rispettarli! Insomma, avete capito, a ben pensarci siamo tutti dei latinisti in erba, anche senza accorgercene. E allora dai, continuiamo a… scavare nel vocabolario per credere!

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