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Il marito incoronato

Stavo finendo il liceo e mi preparavo a frequentare la facoltà di giurisprudenza quando la Corte Costituzionale (allora composta da autentici fuoriclasse del diritto) con una sentenza di poche parole fece fuori, perché non rispettoso della Costituzione, il reato di adulterio femminile, perché lo poteva commettere solo la donna e l’anno dopo eliminò il reato di concubinato maschile, perché lo poteva commettere solo il marito. La famiglia doveva essere basata sulla parità dei coniugi, questo diceva la Costituzione del 1948 e questo dissero i Giudici Costituzionali. E così i due reati furono cancellati dal codice penale.

Un bel colpo anche per il Parlamento, che non aveva cambiato i codici del ventennio rendendoli in linea con la Costituzione e con i tempi della contestazione, del femminismo e della parità tra donne e uomini.

Ma si sa! Le abitudini, la mentalità, la cultura, ma anche l’ignoranza, non possono cambiare dalla sera alla mattina, solo perché è arrivata la sentenza della Corte Costituzionale. Dopo dieci anni da quelle storiche decisioni, nel nostro paese, ed in moltissimi altri, la mentalità corrente era ancora quella dei vecchi codici ed i comportamenti continuavano ad essere gli stessi. L’uomo si sa è cacciatore e va perdonato! La donna è quella preda che non fa nulla per sfuggire o per nascondersi al cacciatore ed allora se la va proprio a cercare. Questa, in breve, era la mentalità non molto cambiata nel tempo.

Dopo 10 anni da quelle storiche sentenze cominciai a frequentare il Tribunale di Padova perché, come praticante procuratore legale, dovevo assistere ad una serie di udienze penali e civili ai fini della pratica forense, per potere poi fare l’esame di abilitazione e per diventare a tutti gli effetti procuratore legale, ossia un mezzo avvocato con poca esperienza. Dopo il primo anno di pratica forense si poteva ottenere l’abilitazione al patrocinio e patrocinare le cause di più modesto importo nella Pretura, ossia presso l’organo giudiziario monocratico fatto da un solo giudice e che si occupava sia del civile, sia dei reati più modesti, come l’incidente stradale, l’ingiuria, le lesioni personali, il furto di galline ecc.

Ottenni l’abilitazione al patrocinio e siccome non avevo nulla da fare, né clienti da ricevere, mi recavo molto spesso in compagnia di altri colleghi praticanti sfaccendati in Pretura, per seguire le udienze penali ed imparare qualcosa dai «prìncipi» del foro. Allora ci sedevamo negli ultimi banchi per non disturbare e si vedeva distante un miglio che eravamo dei poveri praticanti sprovveduti. In una mattinata si susseguivano anche venti o trenta udienze e quindi vedevamo all’opera diversi avvocati affermati o meno, prendevamo appunti sulle varie difese, sulle diverse strategie, sulle prove utilizzate, le arringhe, i risultati ottenuti. Gli avvocati li vedevamo sempre di spalle, il Pretore invece, seduto sopra un alto bancone, lo vedevamo sempre di fronte ed il particolare non era di poco conto, perché vedendo le espressioni, i movimenti, le domande poste dai vari Pretori, ci rendevamo subito conto di come i giudici valutavano le varie difese proposte dagli avvocati. Allora parteggiavamo per l’uno o per l’altro: accusativisti contro difensivisti, difensivisti ad oltranza, temporeggiatori abilissimi, tattici, cavillosi, esperti del rinvio, mielosi, retorici.

C’era un Pretore molto preparato, ed era sempre molto interessante assistere alla sue udienze perché era didascalico, forniva spiegazioni e sottolineava le questioni di diritto, di fatto. Frequentavo spesso le sue udienze perché mi piacevano e dopo ne parlavo con i colleghi praticanti. C’era anche un altro motivo per cui frequentavo le udienze di questo Pretore! Dovete sapere che fino alla riforma del codice di procedura penale del 1989 vigeva ancora il vecchio codice di procedura penale, ove il Pretore prima aveva fatto l’inchiesta ed aveva fatto nella sostanza il pubblico ministero e poi all’udienza diventava giudice sull’inchiesta che aveva fatto lui stesso. Ma all’udienza restava libera la figura del pubblico ministero ed allora in assenza di altri rappresentanti ufficiali dell’accusa, il Pretore a volte mi nominava Pubblico Ministero d’udienza, ossia rappresentante dell’accusa per quell’udienza.

In questa veste mi ricordo di una memorabile udienza, che riguardava vicende del nostro paese.

Si parte puntuale al mattino alle nove! Il Pretore guarda in aula e non vede nessun avvocato ed allora mi chiama al banco del Giudice.! «Venga, venga! Oggi La nomino pubblico ministero» disse rivolgendosi con me. Sapeva infatti che potevo patrocinare le cause di pretura! Mi disse allora: «Guardi qua oggi abbiamo “sto bel pacco di fascicoli”» e nel dir ciò mi indica due pile di fascicoli posti sopra il bancone.

Cominciamo subito! Prima alcune udienze di rinvio, remissioni di querele, prescrizioni già maturate, ed in una mezz’oretta le due pile di fascicoli diminuiscono di molto. Poi si comincia sul serio! Un abuso edilizio con uno che aveva fatto un barco senza la concessione edilizia, l’altro aveva insultato tutti all’assemblea di condominio, un altro aveva un furgone di prosciutti e salami davanti casa ma non ne sapeva nulla ecc. Io faccio per bene la mia parte, il Pretore mi indica i documenti rilevanti, apre i fascicoli al punto giusto, ci capiamo al volo. Da una parte il codice e dall’altra il fascicolo! Alla fine dell’istruttoria devo formulare con l’arringa le richieste del Pm ed infine il Pretore decide. Ma ad un certo punto la pila arriva ad un fascicolo piccolino con poche carte, vedo il capo d’accusa scritto sul frontespizio: si tratta di ingiuria e l’imputato è una donna più uno. Il Pretore però mi fa segno di lasciar perdere. «Mettilo sotto» mi dice, «Lo faremo per ultimo». Io eseguo e lo metto per ultimo anche se non ne so il motivo.

Ad un certo punto attorno alle ore undici facciamo una pausa ed allora mi tolgo la toga ed Pretore fa altrettanto, così andiamo a prenderci un caffè al bar davanti al Tribunale. Mi sentivo importante prendere un caffè con il Pretore per l’ultimo arrivato in Tribunale non capitava tutti i giorni. Mentre prendiamo il caffè il Pretore però mi dice:

«Si ricorda che ha messo per ultimo un fascicolo che riguardava un processo per ingiuria?»

«Certo! rispondo io mi ricordo benissimo».

«Bene! continua lui appena rientriamo in fondo all’aula vedrà che c’è un uomo grande e grosso che di cognome si chiama Caruso».

«Allora lei lo chiami in disparte e lo inviti gentilmente a ritirare la querela perché si tratta di un processo inutile e dannoso anche per lui. Se lui, infatti, ha dei problemi con la moglie veda di chiarirli in altra sede perché la Pretura non è certo la sede più adatta».

Io non avevo capito molto ma faccio quello che mi aveva detto. Entro nel fondo dell’aula cerco il sig. Caruso e lo trovo ed allora gli dico, che è il caso che rimetta cioè ritiri la querela, perché non era il caso di proseguire con i processi, nel suo stesso interesse. Il predetto però mi risponde a muso duro, che lui non ritira nulla che lui «quei due li vuole in galera», che lui è incazzatissimo, che era stufo di essere preso in giro.

Mi disse allora: «Avvocato vado al bar e mi fanno il verso della mucca, vado dal barbiere e questo mi chiede tre volte se ho prurito in testa, gli dico di no e lui insiste a dire che gli sembra impossibile, che non mi gratti in testa. Io non sono mica scemo, mi dice ho capito benissimo a cosa alludono. “Tutti mi coglionano!” mi disse poi tutto mortificato Se me metto a vendere corni fasso i schei!» fu la sua sintesi.

Cerco allora di calmarlo e di consolarlo ma non ci riesco. Torno allora al bancone e riferisco mogio mogio al Giudice, che la missione era fallita, penso per colpa mia perché non ho saputo battere il tasto giusto. Allora il Pretore sbuffa un po’ e mi fa: «Mi chiami allora il maresciallo dei Carabinieri che trova in corridoio davanti all’entrata dell’aula. Me lo chiami e gli dica che il Pretore vuole parlargli!». Allora esco trovo il maresciallo dei Carabinieri, che già conoscevo di vista perché lo vedevo spesso in Pretura e gli riferisco che il Pretore gli voleva parlare. Il maresciallo si volta di scatto e risponde: «Subito e agli ordini!». Entra in aula ed il Pretore gli fa cenno di avvicinarsi al bancone, lui si avvicina con passo deciso ed arrivato al bancone si mette in posa con i guanti in mano e battendo i tacchi dice: «Comandi!». Il Pretore gli dice allora sottovoce: «Maresciallo abbiamo il processo di quel marito che è furioso con la moglie! Sa quello dove anche lei ha fatto l’indagine?».

«Certo! rispose allora il maresciallo Lho visto qui fuori e mi sono immaginato subito il motivo della sua presenza».

«Bene! fece allora il Pretore Lo convinca a ritirare immediatamente la querela perché non è il caso di fare sto processo che in qualche modo danneggia anche lui».

Il maresciallo, non parve molto convinto ma ricevuto l’incarico saluta ed esce dall’aula di scatto. Va a parlare con il personaggio che si trovava in fondo all’aula e la conversazione vedo da lontano che si anima. Allora il maresciallo chiama fuori dall’aula l’interessato per non disturbare le udienze. Noi riprendiamo le udienze da dove eravamo rimasti ed il ruolo delle udienze viene esaurito abbastanza velocemente.

Dopo circa mezz’ora ritorna il maresciallo e dalla faccia si vede che l’impresa non era riuscita. Allora si avvicina al bancone e sottovoce dice al Pretore: «Le ho provate tutte questo è come un mulo non vuole saperne! Dopo quasi due anni dai fatti è ancora incazzatissimo». Io tiro un sospiro di sollievo e fra me e me mi tranquillizzo. Se non è riuscito nemmeno il maresciallo allora vuol dire che non ho sbagliato nulla . E’ proprio impossibile fare ragionare quest’uomo.

Finite le udienze però arriva l’ultima. Il Pretore si vede lontano un miglio che questo processo non lo voleva fare, ma lo deve fare solo per l’ostinazione del denunciante ed allora chiama a voce alta: «Caruso!» – e dal fondo della sala Caruso risponde «Presente!». Il Pretore con me accanto gli dice: «Venga, venga avanti!» e davanti al bancone gli dice «Sig. Caruso non è che lei ci ha ripensato per caso. Non è che sia il caso di ritirare questa querela. Veda io capisco la sua irritazione ma non è con le querele, che si risolvono i problemi familiari». E questo Caruso crescendo di tono si mise a urlare: «No! quei delinquenti li voglio in galera, in galera li voglio vedere. E lei deve andare a pane ed acqua, perché è una spudorata!».

Allora delusissimo il Pretore gli disse: «Si calmi, si calmi allora lo facciamo il processo anche se vedo, che lei non vuole ragionare. Si metta sul bancone gli disse poi non su quello, quello è il banco degli imputati e lei non è imputato si metta sul banco dietro gli avvocati». Cominciamo il processo con la lettura del capo di imputazione: Ingiuria per aver la moglie intrattenuto un rapporto clandestino con un tizio nella casa coniugale. Aggravato dal fatto che forse non si trattava di un rapporto solo ma di una relazione che durava nel tempo e lui non poteva sopportare un tale oltraggio alla suo onore.

Il Pretore apre l’istruttoria, chiama il Caruso il quale conferma la querela ed allora il Giudice gli pone alcune altre domande e lui racconta di aver beccato sua moglie in casa con un falegname, che poi è andato dai Carabinieri, che hanno fatto le indagini ecc.

Il Pretore chiama allora il teste ossia quel maresciallo che aveva fatto le indagini del caso al quale dopo il giuramento di rito chiede: «Maresciallo lei conferma il rapporto?» «Certo che lo confermo in ogni minimo dettaglio» fa il Carabiniere. Non si era mai visto infatti un Carabiniere che non confermasse il rapporto. E rivolto a me il Pretore disse: «Il Pubblico Ministero ha domande da fare?» timorosissimo risposi «No! Tutto chiaro!» «Allora quali sono le richieste del PM?».

Con un filo di voce dissi «Condannarsi gli imputati al minimo della pena e con tutti i benefici di legge».

La parola va allora alla difesa. Si alza in piedi l’avvocato difensore che era anche persona ben nota nel piovese e comincia ad avanzare dubbi sulla querela, sulle indagini, sul querelante. Il marito secondo lui è frustrato, gelosissimo con un cerchio alla testa, perché vede quello che non esiste e comunque la colpa è alla fine solo sua. Non può trascurare la moglie, impedirgli persino di andare a far la spesa e poi lamentarsi perché un falegname era entrato in casa sua. Ma poi, questo falegname lo conosceva benissimo, aveva fatto i mobili di casa e quindi non c’era nulla di male se aveva visto la moglie in una banale circostanza. Chiede pertanto l’assoluzione.

Il Pretore allora disse: «Il Giudice si ritira in camera di consiglio per la decisione» ed uscì così dall’aula con indosso la toga e si ritirò con il fascicolo ed i codici in mano in una attigua saletta.

Dopo poco però ritornò con il dispositivo della sentenza tra le mani. Ed in piedi il Pretore si mise a leggere svogliatamente il dispositivo della sentenza:

CONDANNA PER I DUE IMPUTATI ALLA PENA DELLA RECLUSIONE DI GIORNI 15 CON SOSPENSIONE CONDIZIONALE DELLA PENA E NIENTE DANNO MORALE NON AVENDO IL QUERELANTE PROVATO ALCUN DANNO.

Come sente la parola condanna il marito denunciante ha come un sobbalzo, si alza in piedi e comincia ad annuire con la testa, a fregarsi le mani. Il Pretore lo guardò allora in faccia e subito dopo la lettura del dispositivo della sentenza si sedette e rivolto al querelante così festoso gli disse sottovoce: «Soddisfatto?» «Certo!» – rispose lui.

Bene allora se è così soddisfatto vada pure tranquillo se prima potevano esserci dei dubbi adesso non c’è più alcun dubbio lei è cornuto certificato e mostrandogli il dispositivo appena letto gli replicò:

«Ecco qui!

CORNUTO E PIENAMENTE CERTIFICATO!.

Vada pure e mi raccomando lo faccia subito sapere a tutti!».

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