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Mecenate: il “Richard Ginori” dell’antichità

Il termine mecenate viene usato comunemente per indicare una persona benestante dotata di notevoli risorse economiche che sostiene concretamente la produzione creativa di certi letterati e artisti. Si parla di mecenatismo anche per il sostegno dato al restauro di monumenti o i finanziamenti erogati ad attività sportive o d’impresa, volte a favorire iniziative imprenditoriali con caratteristiche innovative e di rischio.

Deriva direttamentedal nome di un certo Gaio Cilnio Mecenate, nato ad Arezzo nel 68 a.C. e vissuto a Roma alla corte di Augusto di cui era consigliere ed amico, oltre che una specie di suo ministro della cultura. Votato a dar lustro all’imperatore impiegò le sue ingenti ricchezze a favore di artisti e giovani poeti, Orazio e Virgilio in primis, non per pura vanità personale ma perché vedeva in essi e nelle loro opere un modo di promuovere il nuovo ordine politico instaurato dal fondatore dell’impero, Augusto.

Ceramica “sigillata” aretina

Era un suo promoter, insomma, sia nel campo delle relazioni pubbliche che come “talent scout” ante litteram con capacità di individuare persone particolarmente dotate, ma ancora sconosciute, da lanciare nel mondo dello spettacolo, della letteratura, dello sport, come ad esempio il poeta Properzio, nativo di Assisi, o l’epigrammista Marziale, fulminante nei suoi brevi sonetti satirico- sarcastici, alla maniera di Gioachino Belli.

Le ricchezze familiari gli provenivano soprattutto dalle sue fabbriche di vasellame da mensa che teneva ad Arezzo, la pregiatissima ceramica aretina lucida, di un bel colore rosso arancio, che andava soppiantando la ceramica nera, diffusa in tutto il Mediterraneo. Era chiamata anche “ceramica sigillata” perché tra le decorazioni a rilievo portava impresso un sigillo, il marchio di fabbrica, il “brand” identificativo che la rendeva unica ed inimitabile. A giusto titolo possiamo dire che Mecenate era una specie di Richard Ginori dell’epoca, fatte le debite proporzioni naturalmente.

Villa di Mecenate a Tivoli

Nella vita privata amava dedicarsi alla scrittura, allo studio, alle dotte conversazioni del suo Circolo Letterario e anche, perché no? Ai piaceri della tavola, imbandita con le sue raffinatissime stoviglie, il tutto nella superba cornice della sua splendida villa di Tivoli.

Nella storia, tra i mecenati più famosi, oltre ai Papi del Rinascimento, vanno senz’altro citati i Medici che sostennero prima il giovane Michelangelo e poi il grande Botticelli che, per Lorenzo il Magnifico, dipinse due ineguagliabili capolavori: la Primavera e la nascita di Venere, entrambi agli Uffizi.

In tempi più recenti, invece, non possiamo dimenticare Peggy Guggenheim, nata a New York e morta a Camposampiero nel 1979. Innamorata dell’Italia, lungo tutta la sua vita raccolse collezioni d’arte moderna in Europa e in America e, dopo essersi trasferita nel 1949 a Venezia, le espose in un museo sul Canal Grande che porta il suo nome ed è divenuto, a giusto titolo, una delle attrazioni più visitate della città.

Ingresso del museo Guggenheim a Venezia

Ma oggi chi sono i nuovi mecenati?

Tutti possiamo diventarlo con la recente legge “dell’Art Bonus” che riconosce uno sconto fiscale del 65% sui contributi culturali che ognuno intende erogare in maniera più o meno cospicua.

In testa alla classifica ci sono le grandi firme italiane che hanno a cuore il nostro patrimonio, firme del lusso mondiale come Prada, Fendi, Dolce&Gabbana, Tod’s, Diesel e molte altre.

Fendi ad esempio ha recentemente finanziato il restauro della fontana di Trevi mentre Diesel quella del ponte di Rialto, a Venezia. Un’utile sinergia fra pubblico e privato destinata a durare nel tempo, come devono durare per i posteri tutte le opere meravigliose racchiuse nel prezioso scrigno Italia.

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