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1979 – Profughi vietnamiti venite da noi

Ci siamo ormai abbondantemente dimenticati, che nel 1979 a seguito del ritiro delle forze americane e la caduta di Saigon, avvenne l’occupazione del Vietnam del Sud da parte delle forze comuniste del Vietnam del Nord ed immediatamente cominciò la persecuzione di quelli, che loro ritenevano oppositori politici. Partì la cosiddetta «rieducazione» con la nazionalizzazione delle imprese e la collettivizzazione forzata delle terre, così circa due milioni di persone fuggirono in massa via terra o via mare. I profughi vennero identificati con l’appellativo Boat people perchè scappavano via mare su barconi di legno. Nessuno dei paesi vicini li voleva! La vicina Cambogia non poteva, in quanto già in guerra con il Vietnam del Nord, che l’aveva invasa, l’Indonesia aveva autorizzato l’Onu a fare dei campi profughi, ma non potevano avere contatti con la loro popolazione, Hong Kong, allora colonia britannica, non li desiderava, la Malesia li respingeva in mare aperto. Dal canto loro le Filippine avevano fatto faticosi accordi per campi profughi temporanei, mentre altri stati addirittura li rimpatriavano di nuovo in Vietnam o respingendoli in mare aperto. Così pure nella vicina Thailandia erano indesiderati. Sembra, che due milioni siano riusciti a scappare, mentre circa mezzo milione di persone siano morte di stenti e di malattia nei campi profughi, aggrediti dai pirati oppure annegate nel golfo del Siam mentre fuggivano. Una vicenda che sembra ricordarci quella odierna dei profughi provenienti dall’Africa.

In questo non ammirevole contesto, ci furono due intellettuali francesi Jean Paul Sartre e Raymond Aron, che denunciarono il dramma del popolo vietnamita del Sud, che fuggiva dalla persecuzione nell’ex colonia francese, richiamando l’attenzione dell’allora Presidente Giscard d’Estaing. Ma ci fu un paese che non era confinante con il Vietnam , che non aveva interessi nel Vietnam, che già aveva mille problemi di suo come il terrorismo degli anni di piombo, ma che decise di inviare le sue navi in soccorso dei disperati, che rischiavano di annegare nel Mar Cinese Meridionale o nel golfo del Siam. Il 4 luglio 1979 con il governo Andreotti e presidente della Repubblica Sandro Pertini, partì dal porto di Taranto una missione navale italiana con la nave ammiraglia Vittorio Veneto, l’incrociatore lanciamissili Andrea Doria e la nave appoggio Stromboli. Sino al 20 agosto 1979 le nostre navi pattugliarono i mari del Sud del Vietnam ed accolsero a bordo molte persone che portarono in Italia, poichè nessun porto della zona li voleva o poteva ospitare. Celebre fu il messaggio. che le navi inviavano quando intercettavano un barcone di legno alla deriva:

«Le navi vicine a voi, sono della Marina Militare dell’Italia e sono venute per aiutarvi. Se volete, potete imbarcarvi sulle navi italiane come rifugiati politici ed essere trasportati in Italia. Attenzione, le navi vi porteranno in Italia, ma non possono portarvi in altre nazioni e non possono rimorchiare le vostre barche. Se non volete imbarcarvi sulle navi italiane potete ricevere subito cibo, acqua e infine assistenza medica. Dite cosa volete fare e di cosa avete bisogno».

Il messaggio era stato tradotto da alcuni religiosi, che erano stati imbarcati proprio per fare i traduttori. Le navi italiane in due mesi di missione salvarono dalla morte 891 persone.

Nel frattempo in Italia ed anche a Ponte San Nicolò si formavano comitati di accoglienza per i profughi. In questa attività si distinse l’ex medico di base che aveva l’ambulatorio a Rio il Dott. Gabriele Trivellato che poi si dedicherà totalmente all’aiuto umanitario in Africa. La parrocchia di Rio mise a disposizione le vecchie scuole elementari, che allora erano vuote e sorgevano nella piazza centrale di Rio.

Le navi italiane il 20 agosto 1979 entrarono nel bacino di San Marco per scaricare i profughi. Ad accoglierli vi fu il Patriarca di Venezia, i ministri del governo ed una folla festante. La Caritas padovana fu subito individuata come il coordinatore di tutte le iniziative di accoglienza italiane, tanto fu il successo che l’anno successivo la Caritas emise un comunicato per dire, che vi erano troppe disponibilità di accoglienza rispetto ai profughi. Vi furono comitati in tutta l’alta padovana, qualcuno ospitò i vietnamiti anche a casa propria, una decina vennero ospitati presso le ex scuole elementari di Rio. Si aprì una gara di solidarietà. Si racconta, che un’infermiera padovana vedendo una vietnamita ricoverata all’ospedale sofferente, debilitata e senza orologio, si sia sfilato il suo per darlo alla ricoverata. I dipendenti della Banca Antoniana si tassarono per dare un sussidio ai profughi. Aiuti in natura arrivarono dalle aziende, dalle associazioni e per la prima volta si scopre la raccolta dei vestiti usati come fonte di finanziamento.

In pochissimo tempo i profughi vennero tutti sistemati.

I nostri profughi Vietnamiti sono timidissimi raramente si fanno vedere in manifestazioni pubbliche, vi era una importantissima barriera linguistica e religiosa con loro anche se la chiesa fece di tutto per aiutarli. Molti di loro però se ne andarono abbastanza rapidamente, perchè le loro famiglie con la diaspora si erano divise e la Francia per loro rappresentava sempre un punto di incontro con familiari, però qualcuno rimase. Oggi nel Veneto dopo trent’anni abbiamo medici e professionisti di seconda o terza generazione, di origine vietnamita perfettamente integrati.

Sono i figli di quei disperati che hanno “scelto” l’Italia .

Oggi l’Italia è sempre la stessa e come allora se si verificassero eventi simili invieremmo immediatamente le navi in soccorso dei disperati del mare incuranti delle critiche interne ed internazionali sugli aiuti a chi non li merita. Si sa che i poveri aiutano sempre gli altri poveri. Mentre i ricchi, beh… i ricchi in genere distinguono, riflettono,

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