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EL TACON

Mi arrivò in studio on muraro, che conoscevo da tempo come originario di una zona vicina a noi, con ea camisa verta e e man onte del calsina tutto incassà che sberegava: “Assasini deinquenti, a mi non me dovevi fare na roba simie. Ma chi xeo quel che scrive sui giornai. Deinquenti li vago a trovare mi! Li sistemo pae feste”.

Lo faccio sedere e gli dico di tranquillizzarsi un poco, perchè non capisco nulla della sua agitazione e motivo degli strilli. Chiedo allora, che mi spieghi nel dettaglio cosa sia successo di così grave e perché urli così forte da non capire nulla. Tra uno strillo e l’altro el muraro tira fuori da una tasca una mezza pagina di giornale di un noto quotidiano locale, tutta unta e stropicciata e me la mostra dicendomi: “Ecco qua cossa xe capità!”.

Prendo il giornale, lo stendo per poterlo leggere alla meno peggio, e leggo un piccolo articolo con questo titolo: “Rapinata coppia gay”. Ci sono poi tutti i dettagli dove è avvenuta la rapina, l’orario e il nome del malcapitato era scritto con solo le iniziali, si diceva però che la rapina era avvenuta a danno di un noto muratore del paese. Capisco allora che si tratta di una questione penale seria, che lo riguarda in prima persona ma che io non tratto. Chiamo allora il mio collega per tentare di spiegargli il caso, anche se non ho ancora capito perché sia così arrabbiato.

Con il mio collega ripartono gli urli e le imprecazioni, che pensavo fossero rivolti contro i rapinatori e quello che gli avevano fatto ed invece faticosamente capimmo che lui era arrabbiatissimo invece con il giornale perché aveva dato la notizia. Gli seccava non la rapina, ma la notizia della rapina.

Ad un certo punto perché il collega non riusciva a capire la ragione di tanta arrabbiatura gli chiese: “Senti Melio! Xè vero che te si stà rapina in macchina longo l’arsare del canae?” Lui rispose: “Sì xe vero, l’atra sera so sta rapinà da do drogai mentre gero in macchina longo el canae.” «Ma allora – concluse il mio collega – non c’è nulla di cui arrabbiarsi, se la notizia è vera non puoi prendertela perché c’è il diritto di cronaca. Se è vero che sei stato rapinato ed il fatto, di per sé, è vero la cronaca lo riferisce non vedo quale sia il problema» – disse il mio collega. Allora el muraro a sentire queste parole si arrabbiò più di prima e disse sempre in mezzo agli urli: “Ma i giornai a mi no i me interessa che i scriva, ma no i poe dire rapinata coppia gay perchè mi gero in macchina con na tosa de 25 anni, che xe mejo de na bamboea”.

Allora concluse l’avvocato: «Tu non ti lamenti della notizia, ma del fatto che il giornale ha sbagliato dicendo che era stata rapinata una copia gay, quando invece sì sei stato rapinato, ma eri invece in compagnia di una ragazza». Rispose il capomastro0 “:Sì ecco xe vero, mi me despiase soeo che i ga scrito che mi gero con on gay”.

Allora non c’è nulla da fare concluse il collega ricostruita finalmente la vicenda. Disse all’esagitato muratore: «C’è un piccolo errore di dettaglio, non serve fare nessuna smentita, rischiamo di fare solo brutta figura. Caro Melio tu sei un uomo sposato, un noto imprenditore e non serve fare cagnara su fatti, che nella sostanza sono veri. Qui non c’è da fare, nulla, non è una vicenda penale. Rischiamo, lo ripeto, solo de fare un bel tacon».

Ma el muraro si arrabbiò ancora di più a sentire quelle parole: “Non fare gnente! Ma xemo mati. Vago al bar centrae e vedo che tutti ride e non so par cossa. El barista pì de tuti el ride el me dise: Ma ti li lesito i giornai? Digo No! e eora lesi el giornae picà su quea vetrina.

L’agitato muratore vede allora, che hanno fotocopiato ingrandendola la pagina del giornale che lo riguarda ed anche se il nome è indicato solo con le iniziali, tuttavia tutti avevano capito che si trattava di lui. Si sa che la notizia piccantina fa come la freccia malandrina dall’arco scocca per girare veloce di bocca in bocca.

E poi, aggiunse il malcapitato: «Avvocato vado a casa e mia moglie mi dice tutta incazzata. Sapevo che avevi dei difetti, ma non avrei mai immaginato, che hai anche quel difetto lì». E allora aggiunse sconsolato: “Me so sentio mae, a mi tutto i me poe dire ma no che gero in macchina co on omo, mi gero in macchina co na tosa. Avvocato bisogna fare qualcosa perchè qua tutti me ride drio” – questa la sua invocazione .

Il collega era sempre molto scettico, non voleva fare nulla, sapeva che nel giornalismo la smentita è la notizia ripetuta due volte. Ma Melio insisteva oltre ogni limite. Disse allora il collega, che lo stava ascoltando per essere più sicuro: «Sei proprio sicuro che in macchina al momento della rapina ci fosse una ragazza?» Lui rispose: “No! Non sono sicuro sono sicurissimo!» Allora gli chiese: «fuori il nome e cognome di questa ragazza». Lui allora fece il nome cognome ed anche numero di telefono della ragazza. Contattammo la ragazza per sapere se era vero o meno e la ragazza confermò, che si trovava in macchina con lui al momento della rapina.

Chiamammo allora il cronista del quotidiano e gli chiedemmo come fosse uscita sul giornale una notizia di quel genere. Il giornalista rispose che lui la notizia l’aveva avuta da fonti molto autorevoli, ma che ovviamente non poteva rivelare. Aggiunse poi, ma se nella notizia vi è un errore sono prontissimo a fare una rettifica, una smentita quel che serve sia ben chiaro. Melio che sentiva la telefonata disse allora al giornalista: “So sta rapinà da do balordi, ma gero in macchina soeo co na tosa me raccomando na tosa e basta no ghe gera tosi co mi”.

Il giorno dopo sul medesimo giornale apparve l’articolo di rettifica. Il titolo: “RAPINATA COPPIA DI AMANTI”. Il giornalista ritornava sulla notizia e precisava, che ad essere stato rapinato era stato sempre il solito noto imprenditore del paese, sposato con prole ed una ragazza di 25 anni, che era con lui in macchina lungo l’argine e che si era anche molto spaventata dalla vicenda.

Il collega lesse l’articolo e scuotendo la testa concluse, un bell’affare quella smentita, adesso in bar la metteranno fuori per la seconda puntata della telenovela. Era meglio stare zitti e si faceva meglio.

Al pomeriggio invece Melio el capomastro passò a salutare l’avvocato e stavolta era felicissimo come uno bambino alle giostre. Aveva letto il giornale e ne aveva anche fatto diverse fotocopie per consegnarle in giro, voleva ringraziare perché secondo lui finalmente era chiaro come si erano svolti i fatti. Il collega gli disse: “Caro Melio ghemo fato peso el tacon del sbrego”.

No disse con fierezza el muraro: “So contento! Adesso tuti sa in paese e fora chi che so! Go qualche difeto, ma queo del giornae proprio no! Sta ben cossì i poe dirme tutto queo che i voe e no me ne importa gnente, ma no ridere sui difetti che no go!”.

Concluse l’avvocato.

«Se sei contento tu siamo contenti tutti. Stavolta anca sbagliando ghemo indovinà!»

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