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Il sicomoro di Gerico

Da parecchi anni faccio parte della giuria per un Concorso Letterario nazionale di poesia intitolato “Città di Montegrotto”. Alla casa editrice Montedit di Melegnano (MI) che lo patrocina arrivano centinaia di opere da ogni parte d’Italia e, dopo una prima “scrematura”, tocca appunto alla commissione di giurati selezionare le prime dieci classificate.

Ebbene, questa volta, al posto della solita pillola storica, voglio proporvi la poesia che più mi ha colpito, risultata prima classificata e intitolata “Gerico”.

Gerico, in Palestina, è un gioiello verde nel deserto, adagiato sotto il livello del mare, è città delle palme ma anche dei sicomori. Ed è proprio da uno di questi alberi, come narra il Vangelo di Luca, che scese Zaccheo, il vituperato esattore delle tasse, per incontrare Gesù e con lui la salvezza.

La pianta è originaria del basso Egitto, i suoi frutti sono simili ai fichi ed il suo legno era usato dai sacerdoti egizi per i sarcofagi in quanto considerato come il ventre della dea madre per il viaggio nell’aldilà. Non stupiscano dunque i tanti significati simbolici di questo albero.

Questa la motivazione del premio:

Il breve ma intenso componimento poetico intitolato Gerico si compone di due quartine e una terzina a rime assonanti alternate ed ha colpito favorevolmente la Giuria per l’ originalità del tema trattato e per la profondità di pensiero con cui esso è esposto in quanto l’autrice si ispira al noto brano evangelico per declinarlo al femminile rappresentandolo nella figura della madre, vero sicomoro della sua vita cui aggrapparsi ed innalzarsi con tutta la fede e l’amore nei momenti di difficoltà per meglio scrutare lontani orizzonti di salvezza.

“GERICO”

Mia madre fu per me il sicomoro,
la sua fede mi alzò sulla folla,
perché appaio piccola di statura.
Mi lavò la mente, pia e bella.

Io sono una strana ragazza, sempre
ho minute parole nel mio cuore,
un mistero adorabile nel ventre.
Quietamente cercavo cose care.

Scendi, o piccola Zacchea, accesa
nella luce”. Mi piace la Sua voce.
Oggi la salvezza è in questa casa.

Bella vero?

E che quest’ultimo verso racchiuda per tutti voi l’augurio che ognuno vorrebbe sentirsi dire, per sé e per i propri cari.


Il sicomoro millenario di Gerico detto “Sicomoro di Zaccheo”, recintato per i turisti.
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