Ponte san Nicolò PD
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Quanti anni gaea sta ceseta ?

C’è un posto a Ponte San Nicolò pieno di storia e pieno di storie che è stato dimenticato per secoli ed anche oggi è quasi ignorato. Un posto ove la storia scorre lenta come l’acqua del fiume Bacchiglione che in quel tratto si chiama canale Roncajette e prima ancora si chiamava Retrone. Ma con la costruzione degli argini quel luogo è diventato un «canale morto» perché con la rettifica degli argini quel tratto di canale è rimasto fuori e quindi è morto, perché non più alimentato dall’acqua diventando una pozza di acqua stagnante. In quello stagno si andava un tempo a pescare, poi a slissegare in inverno quando l’acqua ferma ghiacciava facilmente ed infine, in epoca recente, ha rischiato anche di diventare discarica perché molti tratti di canale morto sono stati colmati a furia di discariche abusive di rifiuti soprattutto dal 1960 in poi.

Ebbene questo luogo è la vecchia chiesa di Ponte San Nicolò che sorgeva sulla riva destra del Bacchiglione ancora prima che nascesse il paese ma che con una rettifica dell’ansa del fiume si ritrovò sulla riva sinistra nei pressi di un’ansa del fiume. La storia di questa chiesetta risale alla notte dei tempi. E’ già citata come esistente in fonti scritte del 1100 come proprietà del Capitolo della Cattedrale di Padova ossia della Diocesi. Ma poi cambia padrone più volte e diventa proprietà con le terre vicine dei Capodivacca che erano una potente famiglia nobile già ai tempi dei Carraresi ed poi famiglia patrizia anche nella dominazione veneziana. Poi la nostra ceseta divenne proprietà dei Conti di Collato.

La Chiesetta fu anticamente dedicata a San Nicolò, che era il patrono dei pescatori, ed in quel posto certamente vi era un piccolo porto, nonché un guado del fiume e su quel guado fu costruito il primo ponte in pietra, che immediatamente si chiamò Ponte di San Nicolò e quella chiesa e quel ponte e quel guado divenne l’abitato, il paese di Ponte San Nicolò. La chiesetta probabilmente è opera della fraglia dei pescatori che era una delle prima associazioni di mestiere dell’alto medioevo. La corporazione o fraglia o gilda dei pescatori c’era in tutte le città dell’epoca tardoromana e bizantina. Ogni associazione di mestiere aveva il suo santo patrono che per i pescatori era appunto San Nicolò.

San Nicola o San Nicolò è un grande santo dei primi secoli della chiesa grande difensore dell’ortodossia contro l’eresia ariana e venerato dalla Chiesa Cattolica e dalla Chiesa Ortodossa e anche da numerose altre confessioni cristiane. Era greco ma divenne vescovo di Myra che oggi ha cambiato nome e si trova in Turchia. Le sue spoglie sono state trafugate dopo l’avanzata turca nel 1087 e portate da un gruppo di marinai baresi a Bari nella nuova chiesa che allora si stava costruendo e dedicata appunto a San Nicola e così divenne San Nicola di Bari. Altre reliquie del santo furono trafugate da marinai veneziani e portate nella chiesa di San Nicolò del Lido. La festa di San Nicola è il 6 dicembre ma Bari lo festeggia dal 7 al 9 maggio, perché ricorda l’arrivo delle reliquie del Santo ad opera dei suoi marinai da Myra in Turchia. Ma San Nicola si festeggia anche in tutto il mondo, la Russia ortodossa ha numerose chiese e cattedrali dedicate a San Nicola; tutta la chiesa bizantina lo festeggiava come un grande santo e sul suo conto si raccontano numerose leggende come quella delle tentazioni del demonio, che lui avrebbe subito, della dote che lui avrebbe donato a tre fanciulle povere per riscattarle dalla miseria morale e materiale cui erano destinate dal padre cattivo, i regali ai bambini che San Nicola porta in dono perché secondo la leggenda avrebbe resuscitato tre bambini uccisi da un macellaio malvagio, ha ispirato anche il mito nordico di Babbo Natale ecc.

E’ il santo patrono dei marinai e dei pescatori come abbiamo detto ma di numerose altre professioni come avvocati, speziali, farmacisti e profumieri, arcieri e bottai, ragazze da marito, bambini, scolari, mercanti, commercianti, prostitute nonché prigionieri e vittime degli errori giudiziari.

San Nicola è patrono di numerosissime città d’Europa sia orientali che occidentali e patrono o compatrono di 274 comuni italiani.

Ma quella chiesetta dal 1000 ad oggi ne ha vista tanta acqua passare sotto quei ponti detti di San Nicolò e si caricò di storia e di storie. Guardando oggi questo luogo abbandonato da tempo triste e solitario sembra impossibile che abbia visto passargli sopra San Gregorio Barbarigo, il Cardinal Rezzonico futuro papa Clemente XIII, Pio X° quello del catechismo, ma anche Cangrande della Scala, Giacomo da Carrara futuro signore di Padova, il tiranno Ezzelino, Massimiliano D’Asburgo, Sant’Antonio, San Leopoldo Mandic, gli sfollati di Caporetto, solo per fare qualche citazione.

Ma questa ceseta come il fiume ebbe momenti di alta e momenti di magra. Nel 1600 venne ampliata e divenne chiesa parrocchiale dedicata alla Madonna oltre a San Nicola. Ma poi l’ampliamento venne demolito nel 1949 e con le pietre della demolizione si costruì il nuovo campanile della nuova chiesa parrocchiale. La cosa non deve stupire più di tanto perché proprio in quell’anno a Rio fecero altrettanto e demolirono tutta l’antica chiesa del 1.200 dedicata a Sant’Antonio del fogo e risparmiarono stavolta solo il campanile per fare posto alla nuova chiesa parrocchiale costruita nella stessa area di sedime dell’antica chiesa e nel sagrato antistante ove vi erano le antiche sepolture.

La vecchia ceseta del ponte si immalinconì e restò orfana dopo la costruzione della nuova chiesa parrocchiale. Le tolsero anche l’antico capitello che sorgeva nei pressi e gli altari, i quadri e le pitture e nel tempo divenne deposito di prodotti ed attrezzi agricoli, officina meccanica e carpenteria metallica fino a pochi anni fa ove si saldava con le saldatrici poste sul pavimento della chiesa ed anche all’esterno le cisterne metalliche, i manufatti di metallo per l’industria. Così indubbiamente San Nicola è diventato anche patrono di carpentieri, saldatori e dei nuovi bottai che invece delle botti costruivano le cisterne.

Per caso un giorno il grande pittore ed incisore Bruno Gorlato che ci ha lasciato da poco vide la chiesetta e se ne innamorò e la inserì in una sua acquaforte che vidi comporre con una punta metallica davanti ai miei occhi. Gorlato immaginò nel suo disegno la chiesetta in ristrutturazione ma non ad opera di operai ma solo di angeli. E questi angeli non si capiva bene se la stessero sistemandola o la stessero smontandola per portarla altrove.

Si vedeva poi nell’acquaforte il richiamo di antiche battaglie e un borgo disabitato e la gente tutta in piazza con giostre, tende e sembra feste fatte in prossimità della chiesa. Sappiamo che nel linguaggio di Gorlato gli edifici sono persone ed esprimono anche sentimenti; la giostra è il simbolo dell’interesse o del disinteresse, le creature angeliche sono ambigue rappresentano sia un monito ma sia anche una minaccia.

Oltre agli angeli però oggi molti si sono mobilitati per valorizzare questi luoghi e questa storia e chissà che con il loro aiuto e con l’aiuto di San Nicola non si riesca a far tornare la ceseta quel luogo che ha dato i natali al paese, ai pescatori, al Comune, alla bonifica benedettina e alla grande storia del piccolo paese e questo luogo venga conosciuto soprattutto dai suoi abitanti.

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