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L’ultima pallina di Natale

(di Gianfranco Minorello)

Gianfranco, prima di andare in pensione, era solito regalare per le festività natalizie ai suoi colleghi e alle sue colleghe di lavoro una pallina colorata da appendere all’albero di Natale. Un segno semplice ma dal significato profondo di affetto, di comunanza, di condivisione. Ma ora che il momento tanto atteso di lasciare il lavoro è arrivato l’autore, con questo libretto intitolato “L’ultima pallina di Natale”, ha superato se stesso riuscendo a toccare con garbo e delicatezza le corde e i sentimenti non solo suoi ma anche quelli dei suoi vecchi e nuovi amici che, nel leggerlo, scoprono tra le righe i ricordi della loro stessa vita.

E non importa se qua e là sfugge ogni tanto qualche piccola svista grammaticale o sintattica, anzi, anch’esse sono parte coreografica di quel linguaggio parlato, spontaneo e incisivo, che porta il lettore ad immedesimarsi nelle tante, minute vicende quotidiane descritte, dall’infanzia all’adolescenza, dalla giovinezza alla maturità, ricco com’è di aneddoti gustosi e di quadretti naïf familiari e spontanei.

Specialmente nella prima parte dell’età scolare è tutto un susseguirsi incalzante di immagini, di riflessioni, di scoperte, di gioia di vivere, è la “gioventù in movimento” degli anni ‘70 che si anima e prende forma nelle amicizie e nei primi amori, grazie alla musica di quei “meravigliosi anni” dei Beatles, dei Pooh, dei Rolling Stones, ma pure delle battaglie per l’emancipazione dei Neri di Martin Luther King o nel ripudio delle guerre.

E così, anche nell’umile provincia della bassa padovana prende a soffiare il vento del cambiamento, nel rapporto fra genitori e figli, fra allievi ed insegnanti, fra datori di lavoro e maestranze, fra campagna e città, fra pianura e montagna, fra lavoro dei campi e industrializzazione, fra gite fuori porta e piccole missioni all’estero. Un vero puzzle simpatico e divertente quello descritto attraverso una pluralità di mini racconti e di indovinate intuizioni, che mette via via in rilievo non solo il progressivo formarsi della personalità dell’autore ma pure il delinearsi di quel nuovo tipo di società che, nel periodo del cosiddetto miracolo economico, andava scoprendo un nuovo modo di vivere, di lavorare e di produrre, con tutti i benefici ed i rischi che quel tumultuoso progresso avrebbe poi comportato nei decenni successivi, fino addirittura alla temporanea disoccupazione del malcapitato Gianfranco proprio alla vigilia della meritata pensione. E’ la fotografia dell’Italia di 50 anni fa, con le sue contraddizioni ed i suoi entusiasmi, le sue lotte e le sue conquiste un’Italia che, con il brusco passaggio dalle schede perforate ai computer non esiste più. E di quei tempi laboriosi e intraprendenti rimangono ora, con un pizzico di nostalgia, solo le vecchie amicizie, quelle vere, maturate sui banchi di scuola e sui banchi della vita, amicizie che trasmettono valori antichi da proteggere e da coltivare, magari con una semplice “pallina di Natale” regalata in occasione delle Festività Natalizie.

Un Tigre di montagna

(racconto tratto da “L’ultima pallina di Natale” di Gianfranco Minorello)

Per il nostro boccone di terra di circa quattro campi non era più tempo per barbabietole ed erba medica ora era tutto coltivato a vigneto ed io, sempre più spesso, nel doposcuola a girare fieno tagliato a falce in mezzo ai filari.

Un’estate torrida aveva indurito la terra e, per non far soffrire la giovane vigna di cabernet, mi mandarono a zappare la piantagione: ancora una volta vesciche e calli ma anche due zappe smanicate. Mannaggia! Di zappe ne avevamo molte e fu così che combinai il mio primo gesto reattivo, tanto da mettere delle serie preoccupazioni in famiglia. Avevo tagliato due vigne a raso terra e il sole le aveva incenerite in poche ore, proprio quelle di testata, a ridosso di via Bolzonari. Una faccenda grave che tutta la via notò subito: prima di tutti lo zio Dante, poi Lino, poi Anselmo. Un vero disastro, peggio della tempesta.

Mio padre, che si chiamava Augusto di nome e di fatto, mi aspettò al varco, io non abbassai lo sguardo. I suoi occhi inferociti parlavano da soli ma io, che pure ero figlio suo e avevo acquisito personalità, facendogli vedere le mani e i calli gli dissi:”Caro padre, se non mi compri un trattore ricordati che le vigne te le zappi tu, o io te le taglio tutte!”. Lo lasciai senza fiato e me ne andai casa dello zio Arturo a cercare protezione. Due mesi dopo acquistarono, con gioia di tutti, un trattore Carraro Tigre di montagna a quattro ruote motrici…

Buon Natale a tutti!

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11 risposte

  1. Marina Bertin ha detto:

    Sempre molto realistici i tuoi racconti. Parlano di un tempo ormai trascorso ma sempre ricco di suggestioni.

    • Gianfranco ha detto:

      Grazie Marina, so che tu insegni lingue, anche nelle scuole ci sarebbe bisogno di meno violenza e piu amicizie: quelle vere ci aiutano nei momenti difficili.
      Grazie per aver letto il mio libriccino.
      Buona vita

  2. Gianfranco ha detto:

    Ringrazio il comune di Ponte San Nicolò e in particolare modo il Prof. Adriano Smonker per la critica azzeccata al mio libriccino.
    È un onore per me ricevere questo apprezzamento.
    A Natale, io regalo libri, sono inattaccabili dai virus digitali, dalle Fake, dalla mancanza di energia elettrica.
    Per questo motivo il mio naturale ingegno mi ha portato a ideare un semplice sistema per appendere un libro al proprio Albero di Natale.

    • admin ha detto:

      Questo è il sito della Pro Loco di Ponte San Nicolo e non del Comune. Tutto quello che viene pubblicato in questo sito è frutto di collaboratori che si relazionano con la Pro Loco e non con l’Amministrazione Comunale.

  3. Gianni ha detto:

    Bellissimo libro scritto da una persona fantastica!

    • Gianfranco ha detto:

      Grazie Gianni per questo commento: il mondo avrebbe bisogno di più amicizie, quelle in cui contare sono davvero rare ma ci sono.

  4. Rocco Daniele ha detto:

    Molte bello e

    • Gianfranco ha detto:

      Grazie Daniele, per aver letto una pagina del mio libriccino.
      Le sane amicizie non si dimenticano.
      È bello scoprire che a distanza di anni rimangono indelebili.

  5. Lucio Lobascio ha detto:

    Leggere il libro di Gianfranco o Mino come lo chiamavamo noi compagni di classe al Severi è stato come sfogliare l’album di fotografie della propria giovinezza. È stato bello rivedersi e riconoscersi. Grazie Mino per avermelo regalato

    • Gianfranco ha detto:

      Grazie Daniele, per aver letto una pagina del mio libriccino.
      Le sane amicizie non si dimenticano.
      È bello scoprire che a distanza di anni rimangono indelebili.

    • Gianfranco ha detto:

      Grazie Lucio: le buone amicizie sono come le stelle non sempre si vedono ma sai che ci sono pronte a brillare.

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