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MARZIALE, UN POETA ATTUALE

Nasce a Bilbili, nella Spagna Tarragonese a Sud di Barcellona nel 40 d.C. e si reca a Roma all’età di 24 anni per studiare avvocatura.

La sua poesia sarcastica e pungente nasce come reazione all’imperante letteratura retorica e cortigiana del tempo. Attento e implacabile osservatore come egli è dei tipi umani più disparati, nessun personaggio sfugge ai suoi epigrammi: dai liberti arricchiti e superbi ai parassiti, dai plagiari ai poeti invidiosi, dalle meretrici avide di denaro ai mangioni, dai cacciatori di doti e testamenti agli osti disonesti, dagli adulteri ai ladri, agli avvocati, ai debitori insolventi, ai malati immaginari che si ritengono tali solo per poter esibire a chi viene a trovarli le loro belle coperte di porpora.

Ben 14 libri di poesie, di frecciate, di ammiccamenti, di paradossi, dove tutto il mondo che pullulava nella Roma imperiale di Domiziano viene ritratto nei suoi atteggiamenti caratteristici, nei discorsi e nei comportamenti della vita di ogni giorno, scritti non tanto per colpire le singole persone quanto per denunciare mali e vizi della sua epoca. Un contemporaneo da social, insomma.

Eccone alcuni esempi.

Un invertito

Tu vedi, o Deciano, quell’uomo
e del quale temi tu stesso
il sopracciglio severo
e che sempre nomina i Curii
e i difensori Camilli?
L’aspetto austero
di lui non t’inganni:
ieri fu donna.

Un mangione

Dimmi che follia è cotesta?
Mentre la turba dei tuoi convitati
ti guarda a dente asciutto,
da solo tu, o Ceciliano, divori i porcini.
Quale augurio rivolgerti
degno di una gola e di un ventre così grandi?
Che tu possa mangiare un boleto…

Un debitore

Chiede il giudice le spese del processo
’avvocato chiede l’onorario:
penso, o Sesto,
che convenga pagare il creditore.

Uno sporcaccione

Zoilo,
perché insudici tutta la tinozza
lavandoci dentro il deretano?
Per sporcarla di più
tuffaci il capo all’ingiù.

Un innamorato cieco

Quinto ama Taide.
Ma quale Taide? Taide la guercia.
Ah! Lei è cieca da un occhio,
lui di tutti e due.

Un cornuto

Tu da solo, o Candido, possiedi dei poderi,
denaro e vasi d’oro,
da solo bevi il Massico ed il Cecubo.
Tutto hai tu da solo, o Candido,
ma la moglie no,
con tutti l’hai in comune.

Un ciarliero

Ti meravigli che l’orecchio di Mario
puzzi da far nauseare.
La colpa è tua soltanto, o Nestore,
che ciarli nel suo orecchio.

Fidia, scultore perfetto

Tu osservi in un bassorilievo
dei pesci, illustre opera di Fidia:
immergili nell’acqua, nuoteranno.

Un incidente sospetto

Per comprar casa avevi speso
duecento mila sesterzi, o Tongiliano,
ma l’ha distrutta un incidente
che in Roma capita sovente.
Ora t’han fatto la colletta d’un milione;
scusa, ma non potrà sembrare
che tu abbia da te appiccato
il fuoco alla tua casa?

A-more, a-more e non muore mai

O Fabiano, la Licoride ha seppellito
ad una ad una tutte le sue amiche:
oh ch’ella diventasse amica di mia moglie!

Olo, il vanitoso

Bianca hai la barba e nera la chioma, Olo.
La causa è questa: la chioma tinger puoi
ma la barba no.

Febo, col parrucchino

Tu vuoi, o Febo, ingannarci coi falsi capelli
spalmati d’unguento.
Il tuo cranio nudo e sporco
è coperto di finta chioma.
Per il tuo capo non occorre un barbiere
a pulirlo basta una spugna.

Un declamatore inopportuno

Perché quando t’accingi a recitare
ti avvolgi una sciarpa attorno al collo?
Tocca meglio a noi avvolgerla agli orecchi.

Pietà per la morte di una bimba

…Ricopra una zolla non dura
le sue tenere ossa
e tu, terra, non essere pesante su di lei:
essa su di te pesò sì poco.

Un unico funerale

Fabio sotterra tutte le sue mogli,
Crestilla tutti i suoi mariti.
Tu, Venere, unisci in matrimonio questi due,
li attenderà una comune morte
in un unico funebre convoglio.

Inno ai colli Euganei

Se tu, o Clemente, vedrai prima di me
le terre euganee di Elicaone, figlio d’Antenore,
e i colli che rosseggiano di pergole,
reca a Sabina d’Este questi miei versi…
così come piace la rosa che si coglie
con la punta delle nostre dita…

Un invitato scomodo

Vacerra, in tutte quante le latrine,
ora stando in una ora in altra,
consuma l’ore e siede tutto il giorno.
Egli ha una gran voglia di mangiare
e non quella di…cacare.

Un ghiottone

Il medico, per addolcir la gola
da un’aspra tosse tormentata,
ha prescritto per te, Partenopeo,
mandorle e torte zuccherate.
Eppure tu non cessi di tossire per giorni interi:
ma questa non è tosse, è sol ghiottoneria.

Parità di genere

Dice tua moglie
che tu fai l’amore con le serve,
ma essa, poi, se la fa coi lettighieri:
come vedi, o Alauda, siete pari.

La morte raggiunse il poeta all’età di 64 anni nella sua amata Bilbili, in Spagna, dove era nato e dove si era ritirato nei suoi ultimi anni. Scrittore a volte scomodo perché troppo sincero, come abbiamo detto, ma pieno d’ingegno e di arguzia, ci ha lasciato una galleria variopinta dell’umanità del suo tempo e, a ben pensarci, anche del nostro…

Una risposta.

  1. Gianfranco ha detto:

    Complimenti al Prof. Smonker, ho letto la spiegazione ed anche le poesie. Chi legge impara, chi impara poi trasmette.
    Grazie per queste belle pillole di saggezza

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