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L’ape operaia e l’ape fannullona

Vicino alla mia vecchia casa di Rio c’erano gli alveari. Da bambino saltavo il fosso e mi mettevo davanti alle casette delle api, a vedere la loro intensa vita lavorativa e la loro intensa vita sociale. Dalle arnie arrivava, nei giorni di inizio estate, un ronzio continuo, che sembrava quello della vicina fabbrica de Marini, che lavorava i metalli .

Davanti alla casetta continuavano ininterrottamente ad uscire ed entrare le api e dal buchino le osservavo attentamente, con la curiosità del bambino, che non ha mai visto nulla di simile.

Arrivava l’ape dal viaggio di esplorazione, si fermava un attimo sulla verandina e poi entrava velocemente dalla piccola fessura dal buseto ed andava a deporre nei vari telai. C’era chi portava acqua, chi nettare, chi polline, chi elaborava il miele ecc. Ogni ape aveva il suo compito, senza fare discussioni, tutte le api, da come lavoravano, si capiva benissimo che sapevano tutte cosa dovevano fare.

Di tanto in tanto si schiudevano anche le uova e nascevano le piccole api, che non andavano subito al lavoro ma come ogni pulsìn o ogni cucciolo restava per un po’ nella casetta poi usciva e cominciava ad esplorare il mondo e di volta in volta osava allontanarsi un pò di più. La gran parte delle api che si vedevano nell’alveare ed attorno all’alveare erano sempre laboriosissime, sempre indaffarate al massimo senza mai un momento di tregua o di riposo. Solo durante l’inverno non uscivano e stavano al coperto dentro alla casetta erano in pratica delle operaie stagionali.

Un giorno ho visto un’ape operaia, che tornava alla casetta tutta carica di polline che aveva raccolto in un boschetto fatto tutto di robine e sambugari, che per loro era un paradiso. Il boschetto però era molto, ma molto lontano dall’arnia ed allora come ogni buon operaio, per ridurre i viaggi raccoglieva tanto polline in modo da aumentare di peso, quindi facendo molta fatica nel viaggio di ritorno volava bassa. Poi andava a depositare il polline nella sua celletta, mangiava un po’ di miele e subito ripartiva per un altro volo ed un altro carico di polline.

Ma si sa, in mezzo a tante persone, come in mezzo a tante api c’e sempre il fannullone.

Ed anche tra queste api meravigliose ho visto un’ape fannullona, che bighellonava furbetta attorno alla casetta delle api e non andava a cercare il polline.

L’ape fannullona non si allontanava praticamente mai dalla casetta. Restava in zona, sbatteva piano le ali, non si dannava l’anima a cercare fiori, a fare bottino per l’alveare e dar da mangiare ai piccoli. Lei andava invece in un fosseto vicino, si posava sue paere che crescevano sul corato e poi subito dopo rientrava in casa.

Osservandola allora ben bene da vicino vidi, che quest’ape aspettava l’arrivo della laboriosa ape operaia e non appena questa si fermava un attimo sulla verandina, posta davanti all’alveare, per respirare un pò ed entrare nella casetta lei si avvicinava, si strusciava ed andava a succhiare il polline dal corpicino tutto impolverato dell’ape operaia.

Dopo un po’ però l’ape operaia se ne accorse ed allora si girò indietro e disse all’ape fannullona: «Perché mi prendi il polline e non te lo vai a cercare come faccio io?» .

Rispose l’ape fannullona – «Che male ti faccio prendo solo il polline inutile che non sei riuscita a prendere con la tua lingua

«No!rispose l’ape operaia, alzando la voce – il polline è mio ed ho fatto tanta fatica per portarlo a cas . Fai fatica anche tu e vieni nel boschetto di robinie con me e vedrai che il polline lo trovi anche se ti costerà fatica».

Al sentire questo piccolo trambusto accorsero, però, subito due api soldato poste accanto all’entrata per disciplinare il traffico. Visto che le due api continuavano a bisticciare, le presero in consegna e le portarono davanti all’ape Regina. L’ape Regina era più grossa delle altre ed anche se tutta indaffarata a deporre le uova dentro le apposite cellette trovò immediatamente il tempo per rivolgersi alle due api. Le due api soldato davanti alla Regina si inchinarono e l’ape comandante disse rivolto alla Regina «Regina punisci queste due api perchè bisticciano tra loro».

«Perchè bisticciate – chiese la regina.

«Mia Regina… – iniziò a dire l’ape operaia quando fu subito interrotta.

«Silenzio! dissero le api guardiane – non si risponde alla nostra Regina!»intimarono con forza le due api soldato alle due api tratte a giudizio della Regina. E ripresero «La Regina decide lei chi ha ragione e chi ha torto, lei è autorevole, saggia e rispettata da tutti!»

«No! disse la Regina – lasciate pure che le due api si confrontino tra loro e continuino pure a bisticciare!» – disse rivolta verso le due api soldato.

«Ditemi allora perché avete bisticciato tra voi – chiese la Regina .

«Perché io lavoro e fatico e lei approfitta del mio lavoro, si prende il mio polline senza fare la fatica di andarselo a cercare e succhiare!» disse l’ape operaia.

“Non è vero rispose l’ape fannullona – il boschetto del polline di acacia l’ho scoperto io facendo io molta fatica e non lei e talvolta raccolgo solo il polline che lei non trattiene” disse l’ape fannullona. “Bene oltreché scansafatiche sei anche bugiarda, tu non hai scoperto nulla e non vuoi fare nessuna fatica approfittando solo del lavoro degli altri!» – ribattè l’ape operaia.

A questo punto l’ape Regina non sapeva a chi dar ragione ed rivolta alle due api disse: «Basta! Non dovete fare fatica nessuna delle due ad andare a cercare il polline nel boschetto lontano. Andate a trovare invece il polline in un giardino meraviglioso qui vicino pieno di fiori dove vi dirò io e vi permetto anche di mangiarne metà voi e solo l’altra metà portarla all’alveare. Accettate?»

«Sì mia regina!» disse subito l’ape fannullona.

L’ape operaia abituata invece a fare fatica stette un attimo in silenzio sorpresa dalla strana proposta della Regina. Poi però disse: «No! Mia Regina io sono abituata a fare molta fatica e penso non esista il giardino meraviglioso che lei mi ha proposto… io continuo a fare il mio lavoro anche se mi costerà sempre tanta fatica.»

«Ho capito!» disse la Regina .

Chiamò allora l’ape fannullona e le disse: «Tu sei una fannullona ed una bugiarda ti tolgo l’incarico di andare ad esplorare e trovare il polline! Tu d’ora in poi non andrai in nessun posto meraviglioso, tu andrai invece a fare le pulizie sul pavimento dell’alveare, mangerai quello che trovi negli avanzi e voi soldati controllatela, ed ogni volta che si ferma o si riposa puntatele il pungiglione.»

Dal bisticcio tra le due api infatti la Regina aveva capito chi stava dicendo la verità e chi invece stava dicendo le bugie e decise di conseguenza.

Anche nel regno delle api infatti chi non lavora non mangia.

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