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Soeo i mone no cambia mai idea

Pare che perfino Confucio, maestro cinese della saggezza, abbia detto, a suo modo, che «soeo i mone no cambia mai idea».

Però anche la storia insegna che il sapiente dovrebbe sempre pensare che le certezze di oggi sono gli errori di domani.

Sulla Settimana Enigmistica o sulla Famiglia Cristiana quelli coi capelli grigi come me avranno sorriso cento volte davanti alle vignette di Bolt che si intitolavano sempre « …le ultime parole famose» e che facevano sorridere perché spesso distruggevano le relative certezze di quel che si sentiva dire nelle ciacole de paese.

Da giovanissimo chierichetto sentivo dire dal mio Parroco, che non bisognava guardare la televisione perché oltre a rovinare la vista faceva notevolissimi danni alla fameja . «Guai a quella famiglia nella quale dovesse entrare la televisione» – tuonò spesso il Parroco durante l’omelia domenicale. Ed organizzò subito anche una campagna di vero e proprio boicottaggio della televisione in famiglia. Era il periodo ove la televisione, ad un solo canale ed in bianco e nero, cominciava a diffondersi. Il primo apparecchio televisivo fu installato al Circolo Enal e alla sera si radunavano diversi paesani per vederla e che trametteva programmi di intrattenimento come il Musichiere o Lascia e raddoppia.

Quando il Parroco seppe dell’installazione della televisione andò su tutte le furie. Incredibile fu per lui, che avessero installato un apparecchio televisivo proprio in centro al paese. Uno scandalo! Allora avvertì le anziane della messa, prima che lo scandalo della televisione avrebbe distrutto l’unità familiare. Si rischiava che i mariti non sarebbero più andati al lavoro per passare la giornata avanti la televisione a guardare le gambe nude delle ballerine. Ma l’attacco con fu credibile. Un negozietto di frutta sorto vicino alla piazza installò la televisione ed al pomeriggio permetteva che i ragazzi si ritrovassero a vedere la Tv dei ragazzi. Per lui si trattava di un altro scandalo inammissibile. I ragazzi si trovavano a giocare in piazza e poi a guardare la televisione. Sarebbe stato, secondo lui, un vero disastro. Piazza e televisione sono femmine !

La guerra scatenata contro la televisione andò avanti per anni, ma molti si resero conto che forse era una guerra persa. Le famiglie un po’ per volta quando le entrate lo permettevano compravano ed installavano il televisore. Ma lui non cambiava idea. Era anche contro il calcio ed il campo sportivo, perché per lui questo sport non era educativo e finiva che tifosi e calciatori presi da questo gioco dessero il peggio di se stessi. Bestemmiando, saltando la messa domenicale, saltando il catechismo, ecc.. L’educazione del calcio per lui era il peggio che si potesse immaginare. Quindi niente gruppi sportivi parrocchiali, niente campo da calcio parrocchiale, figuriamoci se si potevano vedere le partite di calcio in televisione!

Ma i giovani, si sa, sono intraprendenti ed anche senza campo di calcio fondarono una squadra di calcio che giocava sempre in trasferta e partecipava ai vari tornei. Successe che la squadretta senza campo vinse un torneo estivo organizzato dai bar e come premio ottenne un apparecchio televisivo.

Il Parroco prende la cosa come un dramma, un assoluto pericolo, allora chiamò il capitano della squadra che aveva il televisore e gli disse che se lui avesse consegnato il televisore vinto lui avrebbe donato alla squadra un campetto per giocare al calcio.

I ragazzi discussero molto e poi decisero di consegnare il televisore perché avere il campo da calcio, anche senza erba, era il sogno di tutti.

Grande fu poi però la delusione perché il campo da calcio non arrivò mai.

Diversi anni dopo però i giovanotti di allora divenuti adulti rimasero stupiti quando il Parroco durante la predica raccomandò di guardare alla televisione il primo viaggio di Papa Paolo VI in Terrasanta ove avrebbe pregato sul Monte degli Ulivi ed incontrato il Patriarca di Costantinopoli Atenagora.

Ma allora la televisione non era più un pericolo! Non solo la si poteva guardare, ma la si doveva guardare!.

Bastava dirlo però! Loro erano rimasti alle ultime parole famose: Guai alla famiglia che guarda la televisione.

Molto più recentemente invece moltissimi sciensiati, pediatri, maestri, presidi ecc. lanciarono grandissimi allarmi diretti a terrorizzare i genitori sui grandi mali che l’uso del telefono cellulare provocava ai ragazzi, tanto da vietare assolutamente il cellulare ai ragazzi prima dei 10 e secondo altri più avveduti addirittura prima dei 15 anni. Si capiva che era una battaglia persa in partenza ma loro insistevano ugualmente nella loro siensa e scrissero le loro linee guida sull’uso del cellulare per i ragazzi. Con l’uso del cellulare, secondo questi esperti, i ragazzi avrebbero patito danni alla salute fisica e psichica. Perdita di concentrazione e di memoria, minore capacità di apprendimento, aggressività e disturbi del sonno, isolamento sociale: questi solo alcuni dei mali che sarebbero inevitabilmente capitati ai ragazzi che avessero usato il cellulare. Le linee guida addirittura consigliavano di vietare la costruzione di qualsiasi giocattolo per bambini che assomigliasse al telefonino perché il piccolo si poteva abituare fin dall’infanzia ad un oggetto che causava il tumore al cervello. L’Italia, come sempre, nei guai è in prima linea ed essendo il paese d’Europa con il più alto numero di cellulari per abitante e con l’età dei suoi utilizzatori sempre più bassa sarebbe stato il peggiore paese d’Europa per patologie dei propri ragazzi.

Ed allora gli insegnanti, i maestri, i presidi lanciarono tante campagne contro il telefonino a scuola. Bisognava consegnarlo prima di entrare, lo sequestravano se lo trovavano in tasca o nella cartella del ragazzo ed avvertivano i genitori sui grandi danni che l’uso del cellulare avrebbe comportato per il figlio.

Per terrorizzare meglio i genitori la scuola organizzava delle riunioni per i genitori con l’intervento di esperti per spiegare che razza di guai sarebbero derivati per i loro figli dall’uso del telefonino che cominciava ad essere anche la porta di ingresso nei social media e col multitasking avrebbe stravolto il cervello del ragazzo ancora in fase di sviluppo.

Un genitore ebbe il coraggio di obiettare che in fondo anche i genitori erano stati affascinati dalla televisione ed i grandi guai che si temevano causati dalla televisione non si erano verificati. Questo genitore se lo volevano mangiare vivo ; «Lei è un ignorantedisse la Dirigente scolastica – la televisione non aveva la luce blu del telefonino, che brucia la retina e la televisione si usava passivamente e solo per poche ore al giorno. Il telefonino invece è usato dai ragazzi tutto il giorno!» Quindi nessun telefonino e controllo rigido dei genitori dopo i 15 anni. Disse la Preside io non ho avuto il motorino a 14 anni e sono viva; chi ha avuto il motorino a 14 anni o è morto per strada o si è fracassato le gambe !.

Sono state le ultime parole famose perché poco tempo dopo arriva un mostriciattolo invisibile un bìseto che cambia tutto. L’epidemia costringe tutti al massimo isolamento perché xe riva na malatia che te impìoca e dopo te copa.

«Ragazzi la scuola chiude e le lezioni d’ora in poi si seguiranno solo da casa» – disse la stessa preside attraverso il telefonino! I genitori rimasero increduli in poche ore dovevano preparare computer, telefonini smartphone, webcam, fare i compiti on line perché le case non erano predisposte. «Ma no! – disse di nuovo la Preside – Basta un normale telefonino! Chi è che non ha un telefonino?»

Durante il Consiglio di classe un insegnante impertinente rivolse però alla Preside questa domanda. «Mi scusi, Sig. Dirigente, ma allora tutti i pericoli che l’anno scorso avevamo segnalato ai genitori sull’uso del telefonino in giovane età sono venuti meno?».

La Dirigente scolastica stizzita allora rispose a suo modo e non nella lingua di Confucio: «Professore!Soeo i mona no cambia mai idea».

Passano le generazioni ma siamo sempre alle ultime parole famose.

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